Domani, 22 dicembre, si vota per la presidenza della Lega Pro. Ma potrebbe essere l’ultima volta, almeno stando al programma di riforma del pallone italiano che è stato partorito nelle ultime settimane in Parlamento, in una proposta di legge che genera tanti punti interrogativi e sembrerebbe provenire da area Pd. Cancellate la Serie B e la Lega Pro, sotto la Serie A nascerebbe una Lega unica a 40 squadre, con un colpo di spugna su 36 società del calcio professionistico.  E i presidenti delle due leghe ostaggio della Serie A: se non accettano, niente più soldi. Per Paolo Marcheschi, candidato insieme a Gabriele Gravina e Raffaele Pagnozzi, si tratta di “un vero e proprio colpo di mano per spartirsi la torta in un numero di squadre sempre minore e sempre più ricche”. Ma il progetto difficilmente potrebbe piacere a chiunque sarà il prossimo presidente della Lega.

FONDI RADDOPPIATI, MA A CHE PREZZO
La svolta – che non è difficile definire autoritaria – del sistema calcio è contenuta in una proposta di legge di cui ilfattoquotidiano.it è entrato in possesso. Si intitola “Nuove disposizioni in tema di commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi”. Ancora non è stata protocollata, solo un’idea nata negli ambienti della Commissione per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, in cui si sta discutendo di una possibile riforma della famosa Legge Melandri, quella che stabilisce i criteri di ripartizione dei diritti tv. Un bottino enorme: parliamo di quasi un miliardo di euro a stagione. L’obiettivo principale è una nuova regolamentazione della mutualità destinata alle categorie inferiori.  Attualmente il 6% del totale, che Serie B e Lega Pro devono spartirsi secondo non meglio precisati criteri (circostanza che in passato ha generato anche contenziosi legali). Con la nuova proposta la percentuale salirebbe al 10%. A un prezzo altissimo, però: rinunciare alla stessa sopravvivenza della terza serie.

UNA NUOVA “LEGA DUE”
La bozza prevede esplicitamente che sotto la Serie A vi sia “una sola categoria professionistica, con non più di 40 società”. Una sorta di “Lega Due” (magari a due gironi), poi il dilettantismo. Ora la Serie B conta 22 squadre, e la Lega Pro 54 (con i presidenti che spingono per tornare a 60). Indubbiamente troppe, tanto che la revisione dei campionati è uno dei principali obiettivi del governo in Federcalcio di Carlo Tavecchio. Con questa legge, però, la riforma troverebbe una leva potente nei dei diritti tv per realizzarsi: nel testo, infatti, è scritto che “fino a quando non sarà perfezionata la riforma, le risorse della mutualità non vengono allocate e restano nella disponibilità della Lega Serie A”. “Un ricatto – spiega Marcheschi – per costringere i presidenti ad accettare una proposta che altrimenti non passerebbe mai. Senza quei soldi le società sono morte”. Una simile riorganizzazione, inoltre, comporterebbe anche una modifica dello statuto della Figc e degli equilibri di palazzo, con più potere alla Serie A e meno a quelle inferiori, riunite in un’unica categoria. Ma qui nascono i primi dubbi: una legge così concepita sarebbe una chiara violazione dell’autonomia delle federazioni sportive da parte della politica (principio su cui le istituzioni internazionali sono molto vigili).

MARCHESCHI: “E’ COME IL DISEGNO DI LOTITO”
La proposta è solo una bozza non ufficiale, non è stata depositata e probabilmente avrebbe vita breve in Parlamento. Contiene però un’idea che – a chiunque sia venuta in mente – rappresenterebbe una vera rivoluzione per il pallone italiano. “Si tratta di un blitz per cancellare la Lega Pro e una parte importante del nostro calcio. Una polpetta avvelenata anche per i parlamentari che si stavano occupando di un argomento importante e si sono fidati di qualche furbetto”, afferma Marcheschi. “Questo conviene a chi da tempo vuole l’eliminazione delle società più piccole per spartirsi fra pochi la torta dei guadagni. E sappiamo bene chi sono: è lo stesso scenario delineato nella telefonata in cui Lotito diceva di non volere in Serie A il Carpi e il Frosinone. Eliminando di colpo 36 squadre il rischio non ci sarà più”. In realtà, il documento non è ricollegabile in alcun modo a Lotito, anzi sembra provenire da un’area politica che non è mai stata vicina al presidente della Lazio. E contiene altre norme in materia di produzione e gestione degli eventi che non sarebbe proprio nell’interesse del gruppo che attualmente ha in mano i diritti del calcio italiano. Altra circostanza poco chiara. Di certo, la vigilia del voto in Lega Pro si carica di sospetti. Saltano fuori segreti e veleni, come già a febbraio scorso quando l’intercettazione di Lotito fu pubblicata a pochi giorni da un’importante assemblea. Evidentemente la posta in gioco è molto alta.

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