Il tentativo di concussione di un ex burocrate regionale e il riciclaggio di contributi pubblici destinati ai corsi di formazione. Sono queste le due nuove accuse che pendono su Francantonio Genovese, l’ex segretario siciliano del Pd, passato in Forza Italia dopo 19 mesi trascorsi in galera e agli arresti domiciliari. A contestare i due nuovi reati a Genovese, nel processo che lo vede già imputato per truffa, peculato e associazione a delinquere, è stato il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, che insieme al pm Fabrizio Monaco ha coordinato le indagini sull’ex parlamentare del Pd.

Secondo l’accusa, Genovese avrebbe incontrato nella sua segreteria Ludovico Albert, ex direttore generale del dipartimento regionale alla Formazione, quando sulla poltrona di governatore sedeva Raffaele Lombardo. Un incontro fissato per chiedere l’aumento dei contributi pubblici erogati dalla Regione Siciliana agli enti di formazione gestiti dalla famiglia Genovese a Messina. Albert, ascoltato come testimone lo scorso novembre, ha raccontato di avere opposto un netto rifiuto alle richieste di Genovese, e poi di essersi sentito minacciato dato che l’ex deputato avrebbe replicato con una frase molto dura: “Allora vorrà dire che ti attaccheremo a 360 gradi”. È per questo motivo che i pm Ardita e Monaco hanno deciso di contestare all’ex segretario dem anche la tentata concussione.

Una notizia che arriva 48 ore dopo il ritorno di Genovese alla vita pubblica. Il neo forzista infatti ha ufficializzato il passaggio alla corte di Silvio Berlusconi incontrando i fedelissimi all’hotel Royal di Messina, città che non può lasciare, dato che è ancora sottoposto all’obbligo di soggiorno in riva allo Stretto. Dopo il cambio di casacca di Genovese, la città peloritana si è praticamente tinta di azzurro, diventando probabilmente la capitale dei voltagabbana. Sono già otto, infatti, i consiglieri comunali fulminati sulla via di Arcore: eletti con il Pd o con liste civiche di centro sinistra, si sono tutti riscoperti ferventi berlusconiani. Un vero colpo per i democratici che perdono nello stesso momento cinque dei sei consiglieri comunali eletti nel 2013, quando erano il primo partito peloritano, nonostante il candidato sindaco Felice Calabrò fosse stato battuto a sorpresa dall’outsider Renato Accorinti.

Altri tempi dato che adesso il passaggio dell’impresentabile Genovese sotto le insegne di Forza Italia fa quasi scomparire i dem dal consiglio comunale di Messina. E se Genovese ha scelto di convertirsi al berlusconismo dopo che il suo partito aveva dato in Parlamento il via libera alla richiesta d’arresto spiccata nei suoi confronti, meglio non va con i consiglieri che hanno seguito le sue orme: quattro di loro, infatti, sono coinvolti nell’inchiesta su Gettonopoli. La procura di Messina aveva documentato centinaia di irregolarità nella gestione dei gettoni di presenza e alla fine il gip aveva ordinato per dodici consiglieri comunali l’obbligo di firma davanti alla polizia municipale sia all’inizio che alla fine di ogni riunione delle commissioni consiliari. Tra loro c’è anche Paolo David, ex capogruppo Pd in consiglio comunale, ora transitato in Forza Italia, titolare di un singolare record: secondo i pm ha partecipato ad una commissione per appena venti secondi, intascando l’intero rimborso da 56 euro, e guadagnando in pratica quasi tre euro per ogni secondo trascorso in municipio.

Adesso, dopo l’ufficializzazione della conversione di massa del clan Genovese al verbo di Arcore, resta da sciogliere un passaggio fondamentale: il nuovo consiglio comunale a trazione forzista intende votare la sfiducia al sindaco Accorinti non appena le norme lo permetteranno? In caso affermativo, ci sarebbe anche la possibilità di andare a nuove elezioni entro la prossima primavera. Ed è per questo motivo che Gianfranco Micciché, tornato viceré siciliano di Berlusconi, continua a fare scouting per provare a far guadagnare voti a Forza Italia. Il primo nome sul taccuino dell’ex ministro è quello di Nino Dina, cuffariano di ferro, deputato regionale eletto con l’Udc e passato al gruppo Misto dopo aver ricevuto dalla procura di Palermo un avviso di garanzia per voto di scambio. Come dire che per provare a rimettere in sesto Forza Italia, il partito che alle politiche di 14 anni fa riuscì a conquistare tutti i 61 collegi siciliani, Micciché intende seguire una ricetta nota: riempire le liste azzurre con una serie di ras acchiappavoti, molto conosciuti anche tra i corridoi delle procure siciliane.