Per parlarvi dell’arte di Flavio Costantini c’è il libro appena uscito di mio fratello Roberto, pubblicato da Milieu edizioni: Flavio Costantini, l’anarchia molto cordialmente. Per quanto mi riguarda voglio parlarvi dell’uomo che ho conosciuto. Pensate a un uomo alto, intriso di umorismo ed intima eleganza, pensate a un uomo libero, meticoloso, colto, raffinato, buono, bastian contrario, simpatico, sconcertante, mai banale, mai pesante, pensate tutto questo e avrete un “quadro” di Flavio Costantini, per quanto impreciso, dato l’inafferrabilità dell’artista.

Costantini detestava cordialmente l’umanità, era un fan della ghigliottina, ma aveva preso in simpatia i fratelli Farina, o fratelloni, come ci chiamava. Andarlo a trovare vicino a Rapallo era sempre una delizia per noi. Ci metteva in crisi con le sue uscite, aspettava una nostra reazione, ci provocava con giudizi impietosi sulle nostre cose più care, si divertiva, e poi quasi si scusava con l’animo innato del gentiluomo. Tanto per dirne una: era un adoratore di Margaret Thatcher, quasi la venerava, Costantini, il pittore degli anarchici! Poi aggiungeva: “Scusatemi se sono diventato così conservatore”. E noi fratelloni a lambiccarci il cervello per capire, per cercare di trovare un senso a un cambiamento così radicale e stupefacente. La risposta che ci siamo dati è questa: lo spirito anarchico di Costantini era così libero che un giorno decise di andare contro se stesso, di ribellarsi alla propria storia personale, come suprema e inviolabile forma di anarchia. Anarchia anche contro l’anarchia stessa. E forse c’era anche un aspetto ludico in tutto questo, una forma di divertimento personale, un nichilismo giocoso e irriverente.

Ricordo una sua telefonata, era spaventato, mi disse più o meno queste parole: “L’umanità ha preso un abbaglio, Dio è il diavolo, Dio è un mascalzone, non si fanno queste cose, non si priva un uomo del suo regno”. Era malato, ed era cosciente che si trattava di una cosa seria. Il suo regno era una mansarda gremita di film horror di serie A e di serie Z, una sua passione. Ogni sera questo artista colto e raffinato saliva in mansarda per godersi l’ultimo film sugli zombie. Costantini, l’amico intimo di Lele Luzzati, amava gli zombie, i licantropi, i vampiri, e la vita, amava follemente la vita. Ricordo la sua gioia infantile quando andavamo a trovarlo in ospedale, i suoi ultimi schizzi su Pinocchio, ricordo che mi fece assaggiare il “rancio” dell’ospedale come per dirmi: “Così finisce la vita, con questa sbobba insopportabile”.

Morire per lui, dopo la paura iniziale, non fu un dramma ma una scocciatura indifferibile. Sì, perché Costantini odiava gli scocciatori, e io e mio fratello abbiamo avuto l’onore di non scocciarlo mai. Anzi. Ci disse: “Non dimenticatemi”, e noi non lo dimentichiamo, lo ricordiamo. E non ci stancheremo mai di ricordarlo. Ci ha lasciato in eredità tutta la sua collezione di film horror. Un dono di inestimabile valore. Ci ha lasciato in un certo senso il suo regno. Un gesto d’amore. Amore contraccambiato. E per concludere voglio dirvi una cosa: Costantini detestava Thomas Mann, lo detestava cordialmente, gli preferiva per assurdo John Travolta. Questo può capitare quando si conosce un vero anarchico: provare “simpatia” per Margaret Thatcher, preferire “La febbre del sabato sera” ai Buddenbroock, in sostanza: sentirsi liberi. Una magia. Questi che posto sono gli unici videoritratti presenti in rete di Flavio Costantini.