“Gesù non dirà: ‘Tu, vieni con me perché hai fatto tante belle offerte alla Chiesa, tu sei un benefattore della Chiesa, vieni, vieni in cielo’. No. L’entrata in cielo non si paga con i soldi”. Papa Francesco, aprendo la porta santa della carità all’Ostello Caritas presso la Stazione Termini di Roma, ha condannato nuovamente “i benefattori dalla doppia vita che donano alla Chiesa ma rubano allo Stato”. Bergoglio ha spiegato ai senza fissa dimora ospiti dell’Ostello intitolato a don Luigi Di Liegro che “se tu vuoi trovare Dio, cercalo nell’umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, nei carcerati”. Un’esperienza, quella suggerita dal Papa per l’Anno Santo, vissuta da Chiara Amirante fondatrice del movimento ecclesiale “Nuovi orizzonti”, e raccontata nel suo nuovo libro intitolato “Dialogare con Dio” (Piemme).

Papa Francesco allo Stadio Artemio Franchi di Firenze

“Ho iniziato ad andare in strada di notte – scrive Amirante – nelle zone più ‘calde di Roma spinta dal desiderio di entrare in punta di piedi nelle storie di tanti ragazzi che vivono situazioni di grave disagio. Volevo mettermi in ascolto del grido lancinante, anche se inascoltato, di tanti, raccogliere le loro lacrime. Allora non immaginavo davvero di incontrare un popolo così sterminato di giovani soli, emarginati, sfregiati nella profondità del cuore e della dignità, vittime dei terribili tentacoli di piovre infernali e della più infame delle schiavitù. Quante ragazze vendute come schiave e costrette a svendere il loro corpo a gente senza scrupoli. Quanti giovani distrutti, quanti ragazzi ingannati, defraudati della loro innocenza. Quanta disperazione, rabbia, violenza, devianza. Quante mani tese alla ricerca disperata di aiuto, quanta sete di amore, proprio là, nella profondità delle tenebre degli inferi della strada e quanta, troppa indifferenza”.

Un’esperienza che ha dato il via alla comunità “Nuovi orizzonti”: “Ho ascoltato – scrive Amirante – la disperazione di giovani bellissimi ridotti a ‘morti viventi’ nell’illusione di un paradiso artificiale che ha rubato loro l’anima; ho abbracciato meravigliosi bambini abbandonati nelle strade, che elemosinavano solo un po’ di tenerezza. Il grido di questo popolo sterminato di piccoli e di poveri ha trafitto in profondità il mio cuore e mi sono chiesta: ‘Ma io che posso fare?’. Mi sentivo troppo piccola, fragile, impotente dinanzi al terribile grido del popolo della notte”.

Quel “popolo della notte” raccontato da Chiara Amirante è da sempre al centro del pontificato di Papa Francesco che fin dal primo momento dopo la sua elezione ha desiderato “una Chiesa povera e per i poveri”. Ma anche una Chiesa attenta agli ultimi, agli scartati. “Oggi – ha affermato Bergoglio aprendo la porta santa della carità – noi preghiamo per Roma, per tutti gli abitanti di Roma, per tutti, incominciando da me, perché il Signore ci dia la grazia di sentirci scartati; perché noi non abbiamo alcun merito: soltanto lui ci dà la misericordia e la grazia. E per avvicinarci a quella grazia dobbiamo avvicinarci agli scartati, ai poveri, a quelli che hanno più bisogno, perché su questo avvicinarsi tutti noi saremo giudicati”.

Non a caso, seguendo proprio l’invito di Francesco, il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha deciso di celebrare, il 22 dicembre 2015, il Natale del Giubileo della misericordia insieme con i tossicodipendenti del Centro italiano di solidarietà don Mario Picchi. “Siamo onorati e felici per i nostri ragazzi – sottolinea il presidente del Ceis, Roberto Mineo – che il primo collaboratore di Papa Francesco abbia voluto festeggiare il Natale insieme con tante persone che lottano ogni giorno per uscire da numerose forme di dipendenza, in primis quella della droga. Sarà un’occasione anche per salutare coloro che hanno finito il percorso di riabilitazione nel nostro centro e che sono ritornati alla vita”.

In oltre quarantacinque anni di attività il Ceis ha accolto diverse volte il beato Paolo VI e san Giovanni Paolo II. Fondato da don Mario Picchi alla fine degli anni Sessanta, il Centro si è sviluppato notevolmente nel corso del tempo con numerose strutture sia a Roma che nella sua provincia: dalla comunità terapeutica per i tossicodipendenti alla cura dei giovani in doppia diagnosi (tossicodipendenza e problemi psichiatrici); dall’assistenza domiciliare ai malati di Aids e agli anziani, alle iniziative in favore di senza fissa dimora, immigrati, rifugiati e richiedenti asilo politico, fino alla prossima apertura della più recente comunità “La Casa” per pazienti psichiatrici dimessi dagli ospedali.