Regali-Natale

Codacons, 21 novembre scorso: “(per Natale) i consumi complessivi cresceranno lievemente, e si attesteranno su un +2,5% rispetto al 2014. Si tratta di un piccolo incremento ma molto importante, considerato che dal 2007 allo scorso anno le famiglie avevano fortemente ridotto gli acquisti legati al Natale in tutti i settori”.

S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra uno squillo risponde. Confcommercio, il 2 dicembre scorso: “Dopo sette anni tornano a salire le spese per i regali di Natale. Questo Natale potrebbe essere finalmente il primo con segno positivo, per una maggiore propensione ai consumi e ai regali delle famiglie… la prudenza è d’obbligo per l’incognita terrorismo”.

E per concludere, si accoda la Coldiretti: “L’agroalimentare con regali enogastronomici, pranzi e cenoni è quest’anno la voce più pesante del budget che le famiglie italiane destinano alle feste di fine anno, con una spesa complessiva per imbandire le tavole del Natale e del Capodanno di 4,3 miliardi di euro, il 6% per cento in più dello scorso anno”.

Quindi, salvo improbabili quanto ovviamente non augurabili attacchi terroristici, questo sarà un Natale con il segno più, destinato a dare una piccola spinta al ristagnante Pil nostrano. E così, tavole imbandite di ogni ben d’iddio, dai consueti gamberi allevati in Thailandia ai salmoni allevati in Norvegia, dal cotechino degli allevamenti intensivi, al lychee del Madagascar. Non propriamente delle feste a chilometri zero né tantomeno della decrescita. Certo, la decrescita è il verbo di quei quattro sfigati, meglio rifarsi al motto “chi vuol esser lieto sia”.

Intanto, a Natale qui al nord si celebreranno due mesi di temperature oltre la norma ed assenza totale di piogge. E gennaio si preannuncia uguale. Dall’altra parte del globo la siccità della California sta assumendo le proporzioni di una piaga biblica. Che c’entra, voi vi domanderete, con le crapule festive? No, davvero vi fate questa domanda? Non ci posso credere!