Francofonia. Ovvero dell’Opera d’arte. Il vincitore morale della 72ma Mostra Internazionale d’arte cinematografica porta questo titolo e la firma del russo Alexandr Sokurov. Definire quest’elegia in cinema che racconta la sopravvivenza di alcune opere del Louvre durante la II Guerra Mondiale è un’impresa quasi impossibile. Tanto che probabilmente il processo stesso di “definizione” passa in secondo piano al cospetto del film. Prendendo spunto dal fatto storico che vide la collaborazione segreta dei “nemici” Jacques Jaujard (il direttore “molto francese” del Louvre) e il conte Franziskus Wolff-Metternich (ufficiale di occupazione nazista) rispetto alla messa in salvo di parte del patrimonio artistico contenuto nell’immenso museo parigino, Sokurov elabora un dispositivo meta-cinematografico di assoluta valenza concettuale e di pregnante attualità “francese” all’interno di uno sguardo personalissimo.

L’ottica – anche tecnicamente parlando – penetra il Louvre come già aveva fatto con l’Hermitage di Arca russa (2002) rendendolo metonimia di un discorso culturale e politico di portata universale benché specifico sull’Occidente. In altre parole il cuore culturale d’Europa – cioè Parigi – non sarebbe tale senza il Louvre: colpire l’istituzione museale, dunque, equivale a colpire la civiltà di cui noi europei respiriamo. Nella brutalità bellica del secondo conflitto mondiale il Nazismo tentò la conquista/distruzione della Cultura, e l’emergenza della sua protezione fu percepita da due uomini nemici di bandiera ma complici nell’Arte, luogo dello spirito e della pace.

Una salvezza estrema che passò attraverso il mare in tempesta (anche letteralmente), che riesumò i fantasmi di una Francia disperata (Napoleone, la Marianna..) e che si nutrì di sangue e disperazione. Con i recenti attentati del terrore a Parigi ancora non si erano consumati, Francofonia assume un’ulteriore valenza: la parola/suono di derivazione greca (phōnía) posta in suffisso alla francesità ne esalta il ruolo di leader della memoria culturale dell’intero continente. Da dove veniamo, dove siamo e dove stiamo andando. Sokurov in persona se lo chiede mentre si mostra parlando in prima persona, da regista attore/spettatore mentre mette in discussione assunti finora scontati. Il furto anche metaforico dell’Arte può accadere oggi come sempre nella Storia nel momento in cui si permette alla barbarie di prendere il sopravvento.

Come era stato il Faust (Leone d’oro 2011) Francofonia è una sconfinata sinfonia di Bellezza dove il meccanismo dell’audio-visivo naviga con straordinaria spericolatezza. Un’opera fondativa e fondamentale, da non mancare sul grande schermo.