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Narrano le cronache che Elsa Morante diceva che gli scrittori possono occuparsi di tutto tranne che di letteratura. All’insegna di questa boutade si è alzato il sipario sul Premio Elsa Morante, edizione celebrativa per il trentennale della morte della scrittrice, fra le più grandi del Novecento. Dacia Maraini, presidentessa del Premio, comincia così rivolgendosi al gremito parterre del Teatro Sannazzaro: “A che servono i premi in un paese dove si legge pochissimo? Ad accendere una luce per chi non legge”.

Elsa Morante è rock, irrompe sul palco Gianna Nannini, versione superstar del Premio “Quello che scrive è forte, ti trascina fuori dagli schemi”. E poi confessa di aver fatto pellegrinaggi nei luoghi morantiani, a cominciare da Procida, fra odori selvatici e gabbiani in volo, dove fu ambientata “L’isola di Arturo”. E gongola in prima fila il sindaco di Procida, Dino Ambrosino.

Sale poi sul palco Ornella Vanoni, premio alla carriera, consegnato dal suo fan, l’assessore comunale alla cultura Nino Daniele (già vincitore del premio Morante per La Camorra e l’anti/racket, storie esemplari di commercianti eroi). Mentre sullo sfondo si muovono ballerine eteree e “sigillate” in tubi di tulle della coreografa Rosanna De Lucia, si accompagna alla chitarra dello scugnizzone, Enzo Gragnaniello, lo chiama così Ornella, per accarezzare le note di Donne piccole come stelle… Mentre Maurizio Maggiani (Premio Narrativa per Il Romanzo della Nazione) la implora di duettare con lui i sospiri di Vinicius de Moraes.

Chiamatelo come volete, premio, menzione speciale, riconoscimento, qualunque cosa sia anche Il Sacrificio di Eva Izsak (Chiarelettere), scritto dalla sottoscritta, ha ricevuto una targa d’argento impreziosita da un rametto di corallo. Adesso è lì, sulla scrivania, un premio che porta il nome di Elsa Morante. Ed è un’emozione grandissima, da pelle d’oca. Eppure i premi hanno i loro costi: luci, microfoni, locandine, hostess… e allora l’ingegnere Norberto Salza insieme al tenacissimo direttore del Premio Tjuna Notarbartolo, hanno costituito gli “Amici del Premio Elsa Morante”, cioè un gruppo di imprenditori “illuminati” che con intervento salvifico hanno danno nuova linfa al Premio che negli ultimi due anni aveva subito i tagli della crisi.

L’assessore Daniele e Sebastiano Maffettone, il filosofo/consigliere alla cultura per la Regione Campania, non avendo il dono dell’ubiquità, scappano alla riapertura (dopo 16 anni di degrado) del museo Filangieri, tra sbandieratori, acrobati e parate musicali. Poi si ritorna per la cena post/gala all’Agorà Morelli, scavato nella roccia di tufo, idea geniale dell’imprenditore Massimo Vernetti, che di fianco al suo parcheggio di design da oltre 500 posti auto (finalmente una risposta alla sosta selvaggia! La sua Quick Parking gestisce 20mila posti da Palermo a Milano).

Insieme al lavoro certosino di un team di geologi ha fatto il recupero intelligente e spettacolare di quello che una volta era un reticolo di tunnel borbonici usati poi come rifugio anti/bombardamenti. Adesso è un palcoscenico naturale di una quarantina di metri d’altezza, nel ventre della città, un luogo per ospitare happening culturali. La Maraini, elegante nella sua sobrietà, occhi di una luce azzurra penetrante, ha gradito moltissimo il totanetto ripieno di ricotta e il babà con salsa all’arancia. L’avvocato d’impresa Fabio Valenziano invita Don Vincenzo Paglia (premiato per l’impegno civile della comunità di Sant’Egidio) a fare un giro della nuovissima metropolitana di Toledo, che secondo l’autorevole Daily Telegraph è la più bella del mondo. Per una volta Napoli non è Gomorra, ma ritorna a essere capitale della cultura.

“E’ la città più teatrale che ci sia”, parola di David Zard, premiato come “Poeta dello Spettacolo”. Quando portò a Napoli i Rolling Stones allo Stadio San Paolo nel lontano 1982, Mike Jagger disse: “I napoletani?La migliore audience mai avuta”.

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