computer 675

Quando, nel 1972, Louis “Butchie” Peraino, affiliato alla potente famiglia mafiosa newyorkese dei Colombo, finanziò Deep Throat (in italiano Gola profonda), primo film porno proiettato pubblicamente nei cinema, non si aspettava certo di avviare una miliardaria Golden Age. Oggi, a quarant’anni dall’uscita del film di Gerard Damiano, viviamo una seconda età dell’oro delle luci rosse, ma non più nelle fumose pornosale cinematografiche, ormai quasi defunte e deputate soprattutto a incontri border line. La viviamo su Internet.

La rete (fonte Google) ci offre ben 260 milioni di siti porno visitati quotidianamente da più di 300 milioni di utenti (75% uomini, 25% donne che sono in costante aumento negli ultimi tre anni). Se prescindiamo dai paesi arabo-musulmani e induisti in cui il genere è proibito (ma fruito – e spesso prodotto – segretamente a più non posso) il dato è che in ogni nazione del globo terracqueo, il secondo, al massimo il terzo sito più visitato è porno.

Eppure quasi nessuno paga per queste celestiali visioni. E allora? Come si finanzia il business? Con un vorticoso giro di pubblicità specializzata, anche perfettamente localizzata: se il visitatore abita, che so, a Cinisello Balsamo, riceverà ossessionanti richieste del tipo: “Ciao bello! Ti piacciono le milf? Vedo che siamo vicini. Ti interessa una scopamica a Cinisello? Sei interessato? Vivo da sola. Potremmo fare a casa mia… Ci incontriamo?”. Ovvio che, schiacciando “ok” col mouse, non sai in quale inferno potresti cacciarti…. O ancora: “Ehi tu? Prima di farti una sega clicca qui per vedere donne nella tua zona che vogliono scopare…”. Oppure si punta sui complessi dei minidotati: “Diventerà più lungo in 30 giorni” e puoi scegliere, secondo una improbabile proporzione metrica, fra “5,7 cm. in 5 mesi, 5 cm. in 3 mesi, 2 cm. in un mese” grazie a una crema miracolosa.

Certo, ci sono anche siti a pagamento, con abbonamenti mensili che oscillano fra i 15 e i 30 dollari al mese, ma sono riservati soprattutto a utenti di livello medio-alto che li visitano soprattutto dall’ufficio, lontano da moglie, fidanzate e figlioletti, e preferiscono pagare un abbonamento per non lasciare tracce visibili sul computer e non rischiare attacchi di virus. Del resto, circa la metà dei visitatori dell’hard guadagna tra 25.000 e 50.000 dollari l’anno e solo il 2 per cento più di 150.000.

Questi potenti siti consentono anche di salvare o scaricare i video preferiti, per una tranquilla visione successiva. I ricchi proprietari di XVideos (43° sito più visto al mondo), con sede a Praga, la Los Angeles europea dell’hard, compra scene inedite (con una scelta di generi e sottogeneri nell’ordine delle centinaia) e le piazza sul proprio sito. I navigatori delle luci rosse guardano quei trailer (lunghi anche 20 minuti e per chi “utilizza” un porno sono più che sufficienti… visto che il tempo medio di eiaculazione è molto più basso) e solo se sono interessati all’intero prodotto (solitamente i collezionisti) vengono rimandati al sito di provenienza, stavolta a pagamento. XVideos si rifà ampiamente degli investimenti attraverso la pubblicità specializzata. E se sei tra i primi 50 siti più visitati del mondo, il prezzo della pubblicità lo fai tu.

Tanto per rendersi conto dei guadagni, i paperoni di XVideos, nel febbraio scorso, hanno pagato 9,8 milioni di euro per acquistare il dominio Porn.com, la cifra più alta mai investita nella storia del porno. XVideos (4,4 miliardi di pagine viste ogni mese, dieci volte di più del New York Times) che trasferisce ogni mese 29 petabyte di dati (un petabyte equivale a 1000 terabyte e un terabyte a 1000 gigabyte) e gli altri siti dominanti come YouPorn, che genera 2,1 miliardi di pagine viste al mese ed è dotato di un archivio dati per oltre 100 terabyte, divengono inoltre elementi trainanti per le multinazionali della tecnologia audiovisiva: Sony e Toshiba, ad esempio, al recente CES (International Consumer Electronics Show) di Las Vegas, hanno atteso i risultati della fiera dell’hard (che si teneva a pochi chilometri di distanza) prima di decidere se puntare su questa o quella scelta tecnologica.

Ma facciamo, per rendere meglio l’idea, una mini classifica comparativa di alcuni siti: XVideos, è il 43esimo al mondo, il Corriere della Sera al 500esimo… giocandosela con siti come gnoccatravels.com (fra i primi 2000 più visti in Italia). E non c’è da stupirsi, visto che ogni visitatore di Internet trascorre mediamente più di un quarto d’ora al giorno su un sito porno.

Volendo trarre una conclusione, solo apparentemente banale, se ne deduce che non viviamo affatto in una società dove fare sesso con persone in carne ed ossa è facile (o gradito). Il sesso è iper-mostrato ma sub-vissuto con buona pace di Herbert Marcuse, Wilhelm Reich e tutti i profeti della rivoluzione sessuale, lasciando il posto ad una società di grandi, infaticabili masturbatori.