“Acquista il libro, fai un selfie, e invialo insieme al tuo curriculum a garanziagiovani@europe4you.it. Le migliori candidature saranno selezionate per uno stage retribuito presso il mio ufficio al Parlamento Europeo. Parole scritte nella quarta di copertina del volume “A.A.A. Lavoro offresi, quel che devi sapere sulle opportunità della garanzia giovani” firmato da Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia. L’iniziativa ha fatto gridare allo scandalo e sui social network non sono mancate le critiche. Ad accendere i riflettori è stato l’Espresso, che per primo ha riportato la notizia, accusando la deputata azzurra di speculare sulle speranze dei giovani promuovendo il suo libro con soldi pubblici. Non solo, l’indirizzo mail indicato sulla quarta di copertina del libro fa riferimento ad una società di consulenza milanese presieduta proprio dall’eurodeputata.

La Comi ha risposto prima pubblicamente tramite twitter “@Espressonline siete dei Grandi :-)) Le mie royalties verranno destinate al pagamento degli stages… Questo è il merito”. E, poco dopo ha aggiunto: “Ad averne di politici che scrivono libri destinando il proprio ricavato ai giovani stagisti… per gli invidiosi consiglio Malox”.

Contattata da ilfattoquotidiano.it la Comi ha tenuto la posizione: “Il 22 a Roma e il 23 a Milano faremo una conferenza stampa per spiegare l’iniziativa e l’Espresso farà una figuraccia – dice – non c’è nulla di scandaloso nella faccenda del libro, ci tengo a precisare che per questa operazione non vengono usati soldi pubblici”. Insomma, non ci sarebbe nulla di male, secondo la Comi, nel dare un’opportunità ad un giovane in cerca di lavoro, subordinando la possibilità di uno stage al Parlamento Europeo all’acquisto di un libro: “Non c’è nulla di male dal momento che lo stage verrà pagato con i proventi della vendita del libro – ribatte – in occasione della conferenza stampa spiegheremo i dettagli, comprese le percentuali delle royalties che verranno destinate al pagamento dello stage”.

E quando le si chiede se non abbia pensato alla possibilità che la sua iniziativa si presti ad essere fraintesa risponde: “L’idea del selfie è mia e la rivendico, pensavo non ci fosse bisogno di spiegarlo, ma è ovvio che nella valutazione il curriculum sarà determinante. Il selfie serve come elemento social, di diffusione del messaggio. È un attacco strumentale, posso anche immaginare da chi arriva, ma lasciamo perdere”. L’attacco a cui si riferisce la Comi, arriva probabilmente dai banchi del Parlamento Europeo, dove il libro è stato distribuito – gratuitamente – a tutti i colleghi: “Ce ne fossero di iniziative come questa – aggiunge lei – ci sono molti politici che si sono arricchiti con i libri, buon per loro, ma non voglio che venga strumentalizzata questa iniziativa, che non è stata fatta di certo per arricchire la sottoscritta”.