L’acronimo sta per Mothers on Mission, perché Agathe Gillet, Anna Mori e Laurell Boyers una missione ce l’hanno davvero: scovare e mappare tutti i locali family friendly della loro città, Bologna, così che le famiglie sappiano dove andare se cercano il bagno con il fasciatoio o lo spazio bimbi. Il progetto denominato Mom, infatti, nasce proprio da lì: dalla necessità di tre mamme di scegliere un bar dove prendere un caffè o un ristorante dove cenare, che però permetta anche ai loro bambini di passare il tempo serenamente. “Ma di locali simili in Italia non ce ne sono molti”, racconta Gillet. Mamma di due bimbi, rispettivamente di 3 e 7 anni, Agathe l’anno scorso discusse il problema con Mori e Buyer, mentre aspettavano che i figli terminassero la scuola. “Da lì ci venne l’idea: perché non girare per la città e segnalare quali sono le attività family friendly? Così abbiamo cominciato”. Un lavoro di volontariato, dal quale poi è nato un sito web. “Ma in 12 mesi a Bologna abbiamo dato il nostro bollino azzurro solo a una ventina di attività”.

I requisiti per ricevere la certificazione Mom cambiano a seconda del tipo di locale, bar, pub oppure ristorante, e il primo sopralluogo, le tre mamme in missione lo compiono da sole. Poi però c’è la prova bimbo: “Andiamo nel locale che abbiamo scelto di valutare con almeno 4 bambini, e mettiamo alla prova l’ambiente, cioè le dotazioni della struttura e lo spazio da condividere con gli altri clienti. Ovviamente, hanno un peso anche la disponibilità e la pazienza dei gestori e dei collaboratori”.

“Perché non girare per la città e segnalare quali sono le attività family friendly? Quindi andiamo nel locale e mettiamo alla prova ambiente, dotazioni e struttura”

La valutazione, quindi, è basata su tre livelli di family friendliness. Per ricevere il certificato Mom 1, infatti, il locale deve offrire un’accoglienza di base alle famiglie con bambini di tutte le età, quindi fasciatoi nei bagni, seggioloni, colori per chi sa già disegnare, e qualche giocattolo. Mom 2, invece, richiede che siano previsti menù formato bambino, e nel caso di bar e pub, dolcetti adatti ai più piccoli. “Inoltre l’attività deve avere un piccolo angolo giochi, bastano un tavolo e delle seggioline, oppure un tappeto, e non devono esserci oggetti fragili o pericolosi a portata di mano”. Mom 3, infine, è il bollino che viene dato a chi ha un vero e proprio spazio bimbi delimitato, con stanza bimbi, giochi e libri, oppure attività di animazione e laboratoriali.

“Le famiglie di oggi sono diverse rispetto a quelle del passato – spiega Agathe – i genitori escono con i bambini al pomeriggio e alla sera, viaggiano, frequentano alberghi, ristoranti, bar, caffè e pub insieme ad altri amici, con o senza figli. Non desiderano recarsi solo in locali destinati esclusivamente alle famiglie – peraltro rarissimi – ma amano condividere momenti di svago con amici e parenti dove vorrebbero sentirsi accolti e ben accetti. Ovviamente, consapevoli di dover essere rispettosi anche delle esigenze del resto della clientela. Tuttavia, la scelta è limitata”. Per questo, le tre Mom quando girano per la città in cerca di locali da inserire nella mappa, lavorano anche sulla sensibilizzazione. “Ma è più facile quando trovi il gestore di un’attività che ha già dei figli, allora è disposto ad ascoltare – racconta – altri, invece, ti chiudono la porta in faccia. Un’osteria di Bologna era arrivata addirittura a mettere un cartello, fuori dalla porta, che vietava l’ingresso ai bambini”.

” Un’osteria di Bologna era arrivata addirittura a mettere un cartello, fuori dalla porta, che vietava l’ingresso ai bambini”

In un anno, Mothers on mission è diventata anche un’associazione, con l’obiettivo di coinvolgere le istituzioni per lavorare su ampia scala. “Facciamo un esempio: ad Amsterdam ogni piazza ha qualche gioco per i bimbi. Bologna è piena di piazze, ma giochi non ce ne sono. Invece sarebbe una bella idea. In generale, poi, in Europa ci sono moltissimi locali family friendly, come mai l’Italia è ancora tre passi indietro? Noi crediamo che sia un punto su cui lavorare, anche perché in molti casi basterebbe uno sforzo minimo per rendere più a misura di bimbo uno spazio”. A partire dai luoghi d’attesa, come gli uffici postali, le stazioni, gli aeroporti. M.o.m ne ha parlato col Comune di Bologna, ma per ora da quell’incontro è nata solo l’idea di creare una mappa della città per turisti con famiglie.

“Speriamo si possa fare di più – allarga le braccia Gillet – e che la nostra idea piaccia anche ad altri in tutta Italia, sarebbe bello creare una rete di attività family friendly lungo tutta la Penisola. Perché avere figli non può essere un limite alla vita, ma la mancanza di servizi rischia di trasformarsi in un disincentivo. E poi creare una rete di locali family friendly in ogni città può ridurre il rischio di depressione post parto: le mamme possono socializzare, trovandosi però in luoghi dove è anche possibile allattare senza correre a casa, o cambiare un pannolino”.