La chiave per capire quello che a metà giornata è successo a Skhirat, in Marocco, sta nel commento del delegato delle Nazioni Unite, Martin Kobler: “Le firme sottoscritte oggi segnano l’inizio di una tappa difficile, il primo passo per la creazione di uno Stato democratico”. Ecco, da oggi i libici potranno iniziare a scoprire un “nuovo mondo”. Non sarà una esplorazione facile, anzi sarà complicata, piena di ostacoli, di conflitti, di momenti di tensione.

La transizione libica però si è rimessa in moto, cambiando quello che sembrava il suo tragico epilogo: la guerra fratricida, intestina, la deflagrazione dello Stato unitario, la presenza diffusa delle bande dei tagliagole dell’Is che miravano a creare una nuova Somalia a 400 chilometri dal nostro Paese. E una ingerenza di potenze straniere (arabe e non) che riportano le lancette del tempo alla stagione del colonialismo che fu.

Naturalmente questo approdo non è ancora scongiurato. Ma la coalizione degli uomini (e donne) di buona volontà proverà, con l’aiuto della comunità internazionale, a portare il Paese fuori dalla crisi. “State cambiando il corso della storia”, ripete Kobler. Consapevole che c’è poco tempo a disposizione perché incombe il terrorismo, e il Daesh “rappresenta la sfida per il futuro governo di intesa nazionale”. Forze interne ed esterne. E come se non bastasse il terrorismo islamista. Davvero sarà messa a dura prova la fragile democrazia libica. Troppi interessi in gioco. Interessi economici (per le immense risorse petrolifere), interessi geopolitici.

Adesso il Consiglio Nazionale dovrà nominare il governo. La comunità internazionale aspetta le richieste che verranno formulate. E il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si appresta a varare una risoluzione.

Intanto andrà garantita l’agibilità della capitale, di Tripoli. E Kobler ha annunciato che il nuovo governo si insediarà tra un mese, quaranta giorni. Il consigliere militare del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, il generale Paolo Serra, in queste settimane ha dialogato con le milizie, con esponenti delle tribù, delle comunità locali e dovrebbe avere un quadro realistico della situazione.

La Libia chiederà alla comunità internazionale istruttori per formare un esercito nazionale e le proprie forze di sicurezza. Istruttori che dovrebbero essere italiani e inglesi. Naturalmente saranno chiamati a garantire la sicurezza e la protezione delle sedi diplomatiche, delle ambasciate come dei ministeri e del governo libico, non solo le milizie locali ma anche le forze di polizia militare, come gli uomini dell’Arma dei Carabinieri. Davvero la transizione libica è piena di incognite. È importante però che sia iniziata.