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Un giorno ho conosciuto Chiara Gelfo. A volte una conoscenza casuale porta esempi positivi nella nostra quotidianità. Lo scorso anno la mia seconda figlia ha iniziato la scuola media. Eravamo tantissimi fuori il cancello, ma tra tutti mi ha colpito uno sguardo. Era di una mamma lì accanto a me. Conversava con altri genitori, ma qualcosa mi ha colpita. Ci siamo avvicinate e da subito ho colto una sensibilità di quelle che vorremmo incontrare più spesso. Chiacchierando anche nei giorni successivi ho scoperto che è una figura specializzata, che opera accanto ad alunni con disabilità. L’amicizia sul social network ci porta nella casa virtuale dei nostri amici e così mi sono trovata a conoscere meglio il suo pensiero. Ho imparato ad apprezzare i suoi sorrisi, la sua allegria, la sua evidente determinazione nel portare avanti il suo compito come una missione. Verso la metà di novembre sui social si discuteva e ci si indignava per l’ennesimo episodio di un bimbo lasciato da solo in aula di sostegno.

Il suo post era questo:

“Le insegnanti che hanno lasciato il bimbo solo nell’aula sono persone ignobili. Anzi, non sono persone. Ho lavorato dalle 9 alle 19 oggi e alle 11 di mattina avevo il pantalone urinato da uno dei miei bimbi. Alle due avevo le mani in pasto alla colla. Alle sei fingevo di gonfiare un palloncino inesistente. Parlo con piena cognizione di causa. I bimbi non si isolano, né i diversamente abili né i normodotati. Se è necessario farlo, e a volte lo è, in primis per il bimbo.. si trova un modo per allontanarlo dal caos acustico o dal disagio. Ma Mai Soli…. se fosse un buco l’unica stanza in cui si potesse tenere un bimbo… io la riempirei di fantasia e sorrisi del cuore… e laddove fosse necessario un contenimento, e ahimè lo è a volte, nonostante io non li ami affatto, si fa con il corpo non con un materassino rimediato…. Siamo privilegiate e questo mestiere si fa per amore non per soldi! E non si deve mai far male a un bimbo… mai né con handicap né senza. Lavorare con loro è una risorsa infinita. Insieme ai miei figli a me ha salvato la vita. Anche quando onestamente rompono le scatole, e capita, mi regalano qualcosa. Sono molto triste. Nelle varie cose che succedono nel mondo credo questa sia fra le peggiori. Se torturate l’infanzia non pretendete d’aver poi adulti sani che vivono in pace”.

Cosa mi ha colpito di questo post ? La schiettezza di chi ci vive dentro davvero. La sensazione che non proviene dalla mamma di turno. Così ho scritto a Chiara e le ho chiesto di raccontarmi qualcosa di lei, del suo percorso. Lei, con e così, con il suo fare che mette allegria mi ha risposto.

Vi riporto un piccolo stralcio della nostra conversazione:

“Qualcosa di me? Io andavo in un istituto di suore e la mia suora mi picchiava sempre e ferocemente… Quando io vedevo un bimbo in istituto che piangeva cercavo in tutti i modi di non farlo piangere. Spesso mi chiamavano per consolare i piccoli, anche se ero piccola anche io. Grazie ai miei ne ho fatto un mestiere e poi ho preso delle specializzazioni. Non ti so dire cosa mi abbia reso quella che sono, so che spesso è pesantissimo e assorbire il dolore altrui mi dilania a volte, ma al contempo è la mia forza di vivere. Nei posti dove lavoro mi riconoscono per quella che per me dovrebbe essere la norma, ovvero il sorriso e la cortesia, quindi rispetto di se è degli altri. Amo i miei ragazzi e stare con loro mi arricchisce sempre. Avrei miliardi di cose da raccontarti, ti basti sapere che ringrazio Dio ogni secondo, anche nei giorni peggiori. Spero di poter dare sempre quel poco che basta con il massimo dell’ amore”.

Grazie Chiara, a nome di tutti quei genitori che ogni mattina, nel preciso istante in cui affidano il proprio figlio, che sia disabile oppure no, nelle mani della scuola, sperano di lasciarlo in mani come le tue. Sperano che la persona che trascorrerà con lui o con lei molte ore sia lì per scelta. Sperano che quella persona sia preparata tecnicamente, psicologicamente e caratterialmente a contribuire al suo percorso, affinché sia costruttivo.

Grazie Chiara per ciò che fai ogni giorno e per l’esempio che rappresenti. Grazie a te e alle tantissime Chiara che spesso rimangono ingiustamente invisibili.