Dal 2009 ad oggi, a confrontare i mesi di novembre di ciascuno degli anni trascorsi, gli spettatori della tv sono aumentati con un andamento a parabola: da che erano sotto i 13 milioni crebbero quasi fino a 14 in capo a un solo anno e da quella vetta del 2010, sono planati lentamente fino ai 13,5 milioni del 2015. Nel contempo è diminuita la quota di Rai1 e Canale5 che nel 2009 rastrellavano il 42% del bottino auditel, mentre ora arrivano al 33%. È evidente, insomma, che la tv “concentrata” sui grandi canali ha ceduto posizione rispetto a quella “dispersa” su vari canaletti e canalini, tant’è che le stesse Rai e Mediaset si rifanno con le loro offerte “minori” di gran parte di quel che cedono nel campo delle offerte “maggiori”. In altre parole, non siamo affatto – almeno per ora – al crollo del generalismo, ma a una ridisposizione delle strategie di marketing.

Entro questo andamento complessivo del rapporto fra tv e pubblico c’è la specifica storia del lato più esplicitamente politico della nostra tv: i Tg della sera, quelli delle 20, l’ora “canonica”.
Nel 2010 compare il Tg7 di Mentana. Tg1 e (specialmente) Canale5 gli cedono di botto un milione di spettatori, e l’emorragia continua nell’anno immediatamente successivo, con il trasferimento a La7 di altre seicentomila unità-auditel. Era l’anno della crisi finanziaria che avrebbe portato alle dimissioni di Berlusconi e ci trovavamo pertanto a una svolta epocale che segnava l’inizio del “rompete le righe” nell’ambito della coalizione di centro-destra-estrema destra. E del corrispondente pubblico tv.

Passata l’onda di piena e trasferito il Governo nelle mani di Monti la febbre delle news cala e il Tg7, che l’aveva ampiamente cavalcata, inizia a scendere cedendo di colpo 0,9 milioni nel 2012, seguiti da 0,2 nel 2013 e 0,4 nel 2014. Processo che sembra arrestarsi nell’anno in corso, che per la prima volta registra una piccola inversione di tendenza. Per contro il Tg5, dopo il brusco ridimensionamento del 2010, ha galleggiato per anni attorno al 20%, salvo ridiscendere (-0,6 milioni) nell’ultimo anno quando anche Canale5 ha ripreso a ridimensionarsi (destino inevitabile se ti lasci invadere dalle telenovelas – “Il Segreto” e non solo – col loro pubblico tenace, ma contenuto a priori).

Tutt’altra storia quella del Tg1 che, superata la direzione minzoliniana e ritrovato un più naturale baricentro istituzionale, ha cominciato anno dopo anno a recuperare pubblico e, se nel 2010 era piombato al 22% oggi naviga oltre il 24%. Un andamento, ed è questo il dato più notevole, in controtendenza rispetto a quello di Rai1, il canale ospitante. Non solo per virtù propria, beninteso, perché per proteggere gli ascolti del Tg che considera più intimamente “suo”, la Rai ha investito efficacemente sul quiz che lo precede (L’eredità) e che lo segue (Affari vostri).
E così oggi siamo in bonaccia, col pubblico dei Tg delle ore 20 che risulta sceso come non mai (siamo al 47%), ma quasi solo per la “ritirata” del Tg5, in fondo il meno politico, mentre gli altri due, e specie quello di Mentana, paiono in attesa di qualche buon vento che gli porti l’agognata tempesta in cui meglio sguazzare.