Un rifugio, un tempio del potere e dei misteri, e una “prigione” dove scontava gli arresti domiciliari. Ma soprattutto il luogo dedicato alla memoria della moglie. Licio Gelli è morto lì dove ha sempre vissuto: a Villa Wanda, suo buen retiro degli anni felici e “fortino” di quelli più complicati.

Adagiata su un versante della collina di Santa Maria delle Grazie alla periferia di Sud Est di Arezzo, la splendida villa costruita tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, era un tempo di proprietà della nota famiglia aretina Lebole (titolare dell’azienda di abbigliamento che ha segnato un’epoca e un modo di vestire) e si chiamava Villa Carla. L’ex gran maestro della loggia P2, funzionario della stessa azienda, la acquistò ribattezzandola Wanda, in onore della signora Wanda Vannacci, pistoiese come lo stesso Gelli, moglie del Venerabile, morta il 14 giugno del 1993 a 67 anni.

Impossibile non vederla quando, arrivando ad Arezzo, si esce dall’autostrada e si percorre l’intera tangenziale fino ad arrivare ai margini della zona Giotto, quartiere cosiddetto “bene” della città. La strada che conduce alla villa di tre piani più veranda, è sbarrata da un grosso cancello dal quale si accede al parco e alla villa stessa. Entrando nel piazzale, perfettamente curato con ghiaia e arredato con tavolini e sedie in metallo laccato di bianco, si gode di una bella vista su Arezzo e sul parco, otto particelle catastali che comprendono tre ettari di oliveti, vigneti e bosco, lo stesso parco in cui, nel 1998, gli agenti della Digos di Arezzo frugando nelle fioriere ritrovarono lingotti e barre d’oro: oltre 160 chili nascosti tra le foglie.

All’interno della villa, accatastata in parte come A8 (28 vani classificati come villa) e in parte A4 (quattro piccoli vani classificati come edilizia popolare) grandi saloni con mobili d’epoca, quadri antichi e preziosi tappeti al primo piano, studio di Gelli e archivio (quello che l’11 febbraio è stato donato a Pistoia) al secondo, camere da letto al terzo.

Licio Gelli riceveva in genere su comode poltrone in pelle marrone, in una stanza arredata con quadri e cineserie. Nel 2006 la stessa Villa Wanda venne pignorata. Nell’ottobre del 2013 addirittura sequestrata nell’ambito di un’inchiesta su reati fiscali che sarebbero stati commessi per evitare di far fronte ad un debito della famiglia col fisco. Ma pochi mesi dopo i reati andarono in prescrizione e la magione tornò in pieno possesso di Gelli, che comunque aveva nel frattempo potuto continuare a viverci. Fino alla morte.