Quasi 900 post, 68500 seguaci. I suoi scatti sono evocativi, bellissimi. Senza bisogno di particolari escamotage. Riflettono sul nostro modo di rappresentare la realtà e sul senso di verità di questi anni dieci, all’ombra dei social e di un globo dimentico delle sue infinite radici. Da un paio d’anni “Time“, la rivista americana del mito, aprendo ai tempi ha istituito una nuova categoria e un nuovo premio da conferire a fine stagione. Oltre al miglior fotografo d’agenzia, adesso viene incoronato anche il migliore account Instagram dell’anno. E nel 2015 ha trionfato Stacy Kranitz, natìa del Kentucky ma residente in California, una viandante instancabile degli States con una predilezione per i paesaggi rurali, epici e mistici degli Appalachi.

È di Stacy il più significativo profilo Instagram dell’anno per averlo adoperato, il social network consacrato all’arte fotografica di massa “nel modo in cui dovrebbe essere usato: per testimoniare le cose mentre accadono” scrive Time. Insomma, nessun riconoscimento a Kim Kardashian o a Rihanna, ma a una che di Instagram spreme il succo. Una questione di qualità, non di quantità (o di curve e di filtri al posto giusto).

Stacy Kranitz voleva fare la regista, poi si sa come vanno le cose dell’arte in questo mondo. Nei suoi primi approcci fotografici amava andarsene a zonzo per New York e puntare la sua macchinetta sui soggetti più disparati, seguendo il suo istinto. Poi ha dovuto modificare un po’ il suo metodo in seguito a problemi di salute ai piedi che ne hanno reso il cammino senza meta più difficile: nascono da questa metamorfosi le sue immagini recenti, più riflessive, intrise di umanesimo.

Spesso l’autrice appare nelle sue stesse foto: quasi a voler evidenziare la profonda empatia che instaura con le persone e i paesaggi immortalati. A “Time” la Kranitz ha raccontato il rapporto biunivoco che la lega alla fotografia, e il grappolo di domande che è solita farsi: “Che cosa significa rappresentare qualcuno in una fotografia?”; “Come posso fare a esplorare con il mio lavoro la relazione complessa tra me e i soggetti che fotografo?”; “Dov’è il confine tra oggettività e soggettività?”; “La verità è soggettiva? “.
L’esistenzialismo delle anime elette. Per lei Instagram è “una specie di blocco note, un diario”. La differenza la fa il talento.