Poco meno di 69,4 milioni di euro. Ecco quanto ci costerà nel 2016 il Consiglio superiore della magistratura (Csm), almeno stando al bilancio di previsione all’esame per l’approvazione del plenum. Una cifra in sensibile aumento rispetto alle spese sostenute nel 2015 quando, rispetto a una previsione di 45,5 milioni, la spesa del Csm si è attestata alla fine a quota 39,5 milioni. Ma come si spiega questo aumento a 69,4 milioni per il 2016?

SPESE IN RIALZO Lo scostamento è in parte dovuto ai nuovi criteri di bilancio che saranno adottati nel prossimo esercizio: da questo punto di vista è significativa la voce ‘partite di giro’  che vale 12 milioni di euro contabilizzati, per il 2016, sia in entrata che in uscita. Poi ci sono gli incrementi veri e propri come l’aumento di 118 mila euro nel 2016 delle spese per i componenti del Csm, più che controbilanciato da risparmi per 1,7 milioni per le spese relative al personale. Ma la voce che fa impennare le previsioni di cassa è quella delle spese per beni e acquisti, circa 19,5 milioni che vengono previste per lo spostamento della sede o, in subordine, la ristrutturazione di quella attuale. Spese che verranno affrontate mettendo mano al tesoretto messo da parte negli anni dal Csm, e contabilizzato in entrata come ‘avanzo di bilancio’. Di che tesoretto si tratta? Quasi 23 milioni di euro (1,1 milioni messi da parte solo nel 2015) grazie a cui il Consiglio superiore della magistratura potrà permettersi interventi ulteriori a favore degli consigli giudiziari per 3 milioni di euro. Ma che negli auspici serviranno soprattutto all’ambito trasferimento da Piazza Indipendenza a Villa Lubin, collocata all’interno di Villa Borghese, che ospiterà ancora per poco il Cnel in corso di rottamazione definitiva con riforma costituzionale in discussione in Parlamento.

OPERAZIONE TRASLOCO A che punto è l’operazione Villa Borghese? In fase avanzata. Che il Csm aspiri al trasloco lo si evince infatti pure dal bilancio. Nel 2015 sono stati drasticamente ridimensionati i lavori di straordinaria manutenzione progettati dal Provveditorato alle opere pubbliche per l’anno. E per il 2016 la voce ‘spese per manutenzione’ prevede l’assegnazione di appena 258 mila euro per interventi urgentissimi di messa in sicurezza. Quel che è certo è che bisognerà al più presto decidere tra manutenzione strutturale di Palazzo dei Marescialli o trasloco. Per questa ultima opzione in tempi brevi si conta di portare all’approvazione del plenum lo studio di fattibilità dello spostamento presso le sedi demaniali di Villa Lubin e Villa Ruffo già visitate (e apprezzate) da una delegazione del consiglio che si è occupata il mese scorso dei sopralluoghi.

STRETTAMENTE PERSONALE Ma quali saranno in dettaglio per il 2016 le altre voci di spesa rilevanti del Csm? Innanzitutto, gli stipendi per vicepresidente e gli altri componenti del Consiglio, nel 2015 costati 6,1 milioni contro i 6,5 inizialmente messi in conto: nelle previsioni per il 2016 ammonteranno invece a 6,3 milioni. In questo capitolo ci sono anche gli assegni mensili (1,6 milioni che nel 2016 passeranno a 1,5), mentre invariate sono le spese per indennità di seduta (2,1 milioni) e quelle per la cessazione della carica che spetta ai soli componenti laici eletti dal Parlamento. Altro capitolo rilevante, le spese per stipendi e assegni al personale: nel 2015 pari a 26,3 milioni (rispetto ai previsti 27,6) e nel 2016 asciugate a 24,6 con una diminuzione in gran parte dovuta alla riduzione del personale comandato al Csm e ‘restituito’ alle amministrazioni di provenienza.

ONERI E ARREDI Infine, le spese ‘minute’, alcune in aumento, altre in diminuzione. In aumento nel 2016 quelle per capi di abbigliamento per autisti (48 mila euro), per seminari e convegni (302 mila), per oneri legali e arbitraggi (300 mila). Ma anche le spese per il riscaldamento (78 mila), le pulizie (428 mila), l’acquisto di mobili e arredi (100 mila), di carta e altro materiale di facile consumo (103 mila). In diminuzione invece quelle per traduttori e interpreti (340 mila euro contro i 366 mila del 2015), di acquisto o locazione di apparecchiature elettroniche (1,1 milioni contro i 1,5 spesi quest’anno), telefoniche (scenderanno a 146 mila euro da 175 mila), noleggi auto, viacard e carburanti (129 mila contro i 130 del 2015) le spese telegrafiche e postali: 22 mila euro rispetto ai 25 mila.