Ufologi di tutto il mondo, gioite! Si avvicina, infatti, l’atteso ritorno di X-Files, la serie cult sugli alieni che dal 1993 al 2002 aveva conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo. L’appuntamento è per il 26 gennaio su Fox (bouquet Sky) e su Sky On Demand per chi preferisce costruirsi da solo il palinsesto televisivo, ma un manipolo di fortunati ha già potuto assistere alla prima europea dell’episodio numero uno, al Courmayeur Noir in Festival.

Il nuovo X-Files è composto da sei episodi, con il ritorno di David Duchovny e Gillian Anderson nei panni degli agenti Mulder e Scully. Il primo dato che emerge è puramente estetico: Duchovny è invecchiato, si è imbolsito assai, anche se mantiene la sua monoespressività da tizio appena sveglio passato lì per caso; Gillian Anderson, invece, è decisamente migliorata e sembra molto più giovane adesso rispetto a 22 anni fa (colpa della moda balorda di quegli anni, con giacche oversize e ciuffi gonfi).

Dimentichiamoci anche le atmosfere cupe e il ritmo lento e crepuscolare. Sono passati tanti anni e la televisione è cambiata, e anche X-Files ha dovuto prendere un ritmo incalzante e a tratti forsennato. E poi, udite udite, adesso i nemici non sono più gli alieni. Non solo loro, almeno, visto che il tutto ha preso una piega complottarda anzichenò, con il governo degli Stati Uniti che utilizza le tecnologie aliene per ordire cospirazioni e complotti ai danni della popolazione.

È tutto molto grillino, a dirla tutta, con “un complottismo al limite della paranoia” che televisivamente funziona assai e che, almeno dal primo episodio che abbiamo visto, dà nuova linfa a una serie che non aveva più senso nella sua versione originale degli anni Novanta. E allora via con il teleimbonitore ultraconservatore che vede cospirazioni ovunque (e tanto torto non ce l’ha), 11 settembre, incidente di Roswell, terrorismo internazionale, esperimenti genetici e chi più ne ha più ne metta.

Il ritmo, dicevamo, c’è. L’effetto nostalgia fa il resto, ed è inutile nascondere una certa emozione nel riascoltare le note della leggendaria sigla. Mulder e Scully sono due tra i personaggi più celebri dell’intera storia televisiva mondiale e un sequel a 13 anni dall’ultima stagione è sì un rischio enorme, ma anche una scommessa che presumibilmente verrà vinta. I fan più appassionati si divertiranno a scovare le differenze di stile e di scrittura rispetto al passato, ma questo esercizio di stile non ha molto senso, visto che il nuovo X-Files ha dovuto adattare il proprio spirito originario ai tempi televisivi che corrono. Meno cupezza, più ritmo. Un po’ di distopia fantapolitica e tante paranoie complottiste. Il risultato è una serie che funziona e che ha il merito di aver riesumato la vecchia serie senza vilipendio di cadavere, ma anzi riattualizzandola e rendendola appetibile anche per chi ventidue anni fa non era ancora nato.

Dopo 15 Emmy, 5 Golden Globes, 5 Saturn Awards e una interminabile serie di altri premi, forse non bisogna avere troppe attese e godersi soltanto un ritorno insperato e di qualità che rinverdisce i fasti di uno dei casi televisivi più clamorosi della storia del piccolo schermo.