Sabato 12 dicembre abbiamo curiosato alla Leopolda, dove non eravamo mai stati in precedenza, per constatare da vicino l’impasto tra politica in senso stretto e spettacolo in senso lato, tra grammatica del potere statuale e dizionario dello show business. Miscuglio non nuovo perché sono duecento anni che, estratte le masse dai campi e trasformati i sudditi in spettatori/elettori, mass media e politiche sfumano gli uni nelle altre.

Messo piede nell’ambiente ci è saltato subito agli occhi e alle orecchie che la parola chiave del cosiddetto renzismo è il “ritmo“, l’ansito del tempo. L’idea era incarnata nella regia dell’evento, nel susseguirsi di domande, risposte, blob, rubriche esattamente come in un talk show dove gli autori mirassero a voltare pagina anticipando sistematicamente la noia dello spettatore. E ovviamente ci siamo ricordati dei molti a cui, con questa ossessione del ritmo, Renzi pare un batterista piuttosto che un leader. Anche noi, lì in mezzo, ci siamo chiesti se il ritmo sopraffacesse i contenuti. Ma ci siamo anche risposti che se i contenuti sono una lista di cose da fare (ovviamente gli interventi di Firenze ne citavano moltissime), è vero anche che il tempo che ci metti a farle è un contenuto a sua volta. Provare per credere a sedersi a tavola a leggere e rileggere il menù senza che nessuno si faccia vivo con le portate.

Dunque, il “ritmo”, ovvero più in generale la tempestività, può ben essere costitutivo di una identità, anche politica. Tant’è che l’elemento che tornava più spesso nei discorsi leopoldini era quello del “ritardo” da colmare, degli altri da raggiungere etc etc. Naturalmente l’Italia ha fatto altre rincorse, anzi, come Paese dalla unità ritardata, la sua storia è, per così dire, tutta una rincorsa, e un andare talvolta a sbattere. E non c’è dubbio che se si parte dal “ritardo“, tutta una serie di contenuti, quelli che servono a colmarlo, si propongono pressoché da soli nella comparazione con i Paesi più “avanzati”.

Ma, se non sbagliamo, non era mai accaduto – chiacchiere a parte – che la velocità fosse davvero adottata come valore di riferimento di una politica, come suo nucleo anziché come facoltativo corollario. C’è del berlusconismo in tutto ciò? Esteriormente sì, perché il tutto viene raccontato con l’aiuto sistematico della lingua dei media. Ma anche dentro gli stessi palinsesti televisivi troviamo trasmissioni diverse, per cui il talk show dove si pratica il wrestling della democrazia, è strutturalmente diverso dal quiz a premi, dove chi non risponde, e in fretta, se ne va a casa. Oggi sembra che sia in onda il secondo.