Botta e risposta vivace tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Gianni Barbacetto, e la firma de L’Unità, Fabrizio Rondolino, durante Coffee Break, su La7. Il casus belli è la “lista di proscrizione” sui titoli di quotidiani non graditi al premier Matteo Renzi, elenco mostrato durante la Leopolda. “Quelli del Fatto non sono neanche riusciti a vincere la gara. Ha vinto Libero”, esordisce Rondolino. “Quando un potere indica un contropotere come nemico siamo davvero messi male” – commenta Barbacetto – “C’è una sensibilità democratica molto lasca, perché la stampa, perfino Libero, ha il diritto, anzi il dovere di criticare i potenti e chi governa. E non vale la reciprocità: la stampa è un contropotere che deve fare le pulci ai potenti, mentre questi ultimi devono governare e meritarsi i complimenti per il proprio lavoro”. E puntualizza che Il Fatto Quotidiano ha preso atto positivamente delle scelte di politica estera adottate dal governo Renzi: “Non c’è da parte del nostro giornale una presa di posizione cieca nei confronti di Renzi. Guardiamo i fatti e le scelte di politica. A parte questo, ci sono anche i conflitti di interesse sui ‘padri’ coinvolti nelle banche salvate e dobbiamo raccontare anche quello. Cosa facciamo? Ci voltiamo dall’altra parte? Del resto, per leccare ci sono già L’Unità e Rondolino. Lì la battaglia è vinta. La vince Rondolino”. Il giornalista de L’Unità ribatte: “Quello che ha detto Barbacetto è rappresentativo di una certa modalità del dibattito pubblico. Secondo lui, se a me piace Renzi, sono un leccaculo. Se a Barbacetto piace il vicesindaco di Milano, Francesca Balzani, su cui da giorni scrive come se fosse una novella Giovanna D’Arco, lui invece è un giornalista indipendente e serio, che è preparato sui candidati e che ha studiato i dossier e quindi è giunto alla conclusione oggettiva di ‘cane da guardia’ che la Balzani è il candidato migliore per la guida di Milano. Se io invece dico che Sala è un buon candidato, sono un leccaculo”. E aggiunge: “In questo modo, il dibattito pubblico diventa una farsa: ognuno la spara più grossa. E da qui si arriva alla fenomenologia dei titoli del Fatto Quotidiano, che sono surreali. Tira fuori delle rappresentazioni fantastiche dei propri incubi e delle proprie paure, secondo una linea nota, che è quella del M5S e delle procure militanti, che sono i due partiti di cui il Fatto Quotidiano è organo. Tra l’altro, sono pure sfigati” – continua – “perché non sono riusciti a vincere questa gara dei titoli peggiori, ma insistono nel dire che il premier è in guerra con loro. Il Fatto e i fatti non contano mai. Devono limitare la caduta delle copie, che è molto grave in questi ultimi mesi, e provare a ritrovarsi un mercato”. “Parla lui dall’alto delle sue copie vendute” – replica ironicamente Barbacetto – “invito solo a leggere la rubrica di Rondolino sull’Unità. Di che parliamo? Abbiamo due modi diversi di intendere il giornalismo