Parigi, migliaia di scarpe in Place de la Republique per Conferenza Clima

E’ già un piccolo miracolo che la conferenza di Parigi si sia svolta regolarmente. Dopo gli attentati di Parigi di novembre, si era parlato seriamente di cancellarla. Ed è un altro piccolo miracolo che si sia arrivati a un accordo; sia pure con tutti i limiti del caso. E, infine, un altro miracolino è che i media internazionali siano, nel complesso, tutti d’accordo nel dire che è stato un risultato importante; qualcuno parla di “risultato storico” altri danno già per “finita l’era dei combustibili fossili”. Decisamente troppo; ma anche in questo c’è un fondo di verità. L’era dei fossili deve finire prima o poi, e può darsi che l’accordo di Parigi dia una piccola spinta a farla finire prima.

E’ il caso però di dare un’occhiata un po’ approfondita all’accordo: il suo punto focale è che la temperatura alla superficie della Terra non deve aumentare oltre i 2 gradi centigradi, se possibile non oltre 1.5 gradi. Cosa non ovvia; dato che siamo già a circa 1 grado di aumento dall’era pre-industriale. Ma l’idea di dare dei limiti quantitativi è corretta. I “due gradi in più” implicano già dei danni immensi all’economia e all’agricoltura, ma perlomeno sono un obbiettivo che non è impossibile da raggiungere.

Ma come arrivare a questi risultati? Ci sono tante cose nell’accordo di Parigi; ma molte sono soltanto buone intenzioni. Il “nocciolo” dell’accordo, invece, è basato su una serie di documenti prodotti dai singoli stati che si chiamano INDC “Intended Nationally Determined Contributions,” che possiamo tradurre come “Intenzione di contribuire determinata a livello nazionale”. In sostanza, prima del convegno, quasi tutti i governi partecipanti hanno inviato dei prospetti dove indicavano le loro intenzioni per ridurre le emissioni di gas serra a livello nazionale.

Ma qui si rivelano i limiti dell’accordo: in primo luogo non c’è nessun obbligo per gli stati di mantenere le loro promesse. In secondo luogo, anche se le mantenessero, siamo lontani dal livello di abbattimento delle emissioni che sarebbe necessario per arrivare agli obiettivi. Così come stanno gli INDC, si arriverebbe a un aumento delle temperature fra i 3 e i 4 gradi. E questo sarebbe un bel disastro.

E allora? Beh, se vedete l’accordo come un bicchiere mezzo vuoto, allora siamo messi male. Ma se lo vedete come un bicchiere mezzo pieno, abbiamo comunque ottenuto qualcosa. Da qui, possiamo partire per fare di meglio. Soprattutto, non illudiamoci che la crisi climatica possa essere risolta da una banda di burocrati e di politici in cerca di notorietà. La lotta per un mondo migliore la facciamo tutti noi, con le nostre azioni quotidiane. Non aspettiamoci miracoli, ma proviamoci.