Alfonso Cuaron e il figlio di Adriano Galliani, Alessio Cerci del Milan e Daniele Rugani della Juventus, il cast di Gomorra e Alessandro Del Piero, Tea Falco e Luca Bizzarri, Paola Barale e Martina Colombari. C’era tanta gente “famosa”, alla finalissima di X Factor di giovedì sera al Forum, tutti ospiti di Sky nella sontuosa area hospitality.

Tra gnocchi con verdure e zafferano e l’immancabile lasagnetta, finger food e dolci, un prosecchino e un bianco fermo, tra la nebbia di Assago abbiamo verificato l’appeal che ormai Sky ha su vip (veri o presunti), influencer, socialite di vario genere e lignaggio. Essere invitati dalla tv della gente che “piace alla gente che piace” è ormai una certificazione di incontestabile coolness.

Tutto merito di una sapiente strategia di comunicazione e di pubbliche relazioni messa in campo dalle truppe italiane di Rupert Murdoch e che in un paio d’anni ha portato Sky a essere quello che la Rai è stata per tantissimo tempo: la madre di tutte le televisioni.

Mamma Sky” suona quasi come una bestemmia, ma in fondo è proprio così: la Rai ormai è la nonna (o addirittura la bisnonna) di tutti noi, Mediaset è la zia eccentrica e un po’ volgarotta, Netflix è la cugina alla moda ma ancora troppo giovane per esercitare una certa influenza sul resto della famiglia. E allora sì, la mamma è davvero Sky. Una mamma moderna, una sorta di Lorelai Gilmore dell’universo televisivo italico, un po’ nevrotica e politicamente scorretta. E tutti noi, telespettatori sempre alla ricerca di un grembo caldo e accogliente su cui trascorrere le nostre serate catodiche, ci siamo adeguati ai tempi che corrono.

E se si sono adeguati i telespettatori, figurarsi un po’ se non lo ha fatto il sottobosco di “famosi” alla perenne ricerca di attenzioni e luci della ribalta. Dire di essere fan dei palinsesti Rai non sta bene, nell’etichetta televisiva di questo frenetico scorcio di inizio millennio. Magari poi guardiamo Carlo Conti, giochiamo a indovinare la parola misteriosa della Ghigliottina, buttiamo un occhio persino ai piccoli mostri canterini di Antonella Clerici. Ma non lo diciamo pubblicamente, nossignore, perché non sta bene, perché non è alla moda, perché vuoi mettere quanto figo cinguettare via Twitter un commento entusiastico sull’ultima serie di grido trasmessa da SkyAtlantic?

A dire il vero, non è solo una questione di moda, ma anche di qualità televisiva. Sky è l’unico network di respiro internazionale sulla scena italiana: per budget a disposizione, per immaginario estetico e culturale, per precisa scelta di posizionamento. Ma c’è anche tanta desiderabilità sociale, in questa corsa a chi arriva prima tra le braccia possenti del colosso di Rogoredo.

Allora si spiega anche così la fauna variegata di vip e vippetti presenti alla finalissima dell’evento principe dell’annata di Sky. Che poi, ammettiamolo, era prevedibile vedere Tea Falco, qualche calciatore più o meno noto, personaggi televisivi alla ricerca di agognati cont(r)atti con i rampanti dirigenti della pay tv satellitare. Il salto di qualità è arrivato quando, giovedì sera, abbiamo incrociato Alfonso Cuaron, regista premio Oscar per Gravity, che si aggirava come una twitstar qualsiasi tra le lunghe tavolate del buffet dell’hospitality. Il cineasta messicano vive a Pietrasanta, in Toscana, ma comunque la sua presenza alla finale di X Factor è una notizia, oltre che un segno dei tempi. Non è più stagione di tronisti e starlette, nossignore. Registi hollywoodiani e webstar, è questo il menu, solo all’apparenza inconciliabile, della nuova Sky Society all’italiana.

E all’afterparty, destinato solo ai fortunati (tantissimi, peraltro) che possedevano l’agognato braccialetto, è diventato ancora più evidente quanto l’estetica dei party alla moda sia cambiata grazie a Sky. Sul palco, una Skin finalmente a proprio agio si offriva generosamente al pubblico estasiato, improvvisando un mini-concerto. Fedez, circondato dalla sua numerosa e iperprotettiva tribù, smetteva i panni del rapper costretto sempre sul “chi va là” per dimostrare i suoi 25 anni: chitarra, qualche bicchiere per rallegrarsi un po’ e un paio di canzoni dei Blink 182 da cantare con gli Street Clerks. Pazienza se non sappiamo le parole, pazienza se stoniamo un po’. Finalmente ci si può divertire senza “ansiella” (copyright Fedez). E la versione rilassata del rapper milanese ci piace assai, perché il Nostro è un compagnone, molto meno spigoloso dell’immagine pubblica che gli hanno affibbiato (e che si è costruito).

L’ampia sala del Forum che ospita il party è stipatissima. Il vincitore Giosada è costretto a discutere con un buttafuori che, ligio alle regole, non lascia entrare alcuni amici del cantante sprovvisti del braccialetto passepartout. Tea Falco è pensierosa, assorta, chiacchiera con qualche “capoccia” di Sky, si aggira tra la folla.

Intanto, la nebbia attorno al Forum si fa fittissima. Il fortino della nuova socialità resiste, insiste e persiste. C’è voglia di divertirsi, c’è tutta la Milano che conta o, più spesso, che crede di contare. Si finisce a notte fonda, e alla spicciolata si sparisce nella nebbia, alla ricerca di un taxi che tarda ad arrivare. Sky sta creando anche una nuova mondanità, oltre che una nuova televisione. Non meno frivola e vacua di quella che c’era prima, sia chiaro, ma esteriormente meno greve e pecoreccia. Non si può guardare Fargo o Gomorra, X Factor o MasterChef, e poi darsi al Cafonal più sfrenato. C’è un’immagine da creare e preservare. Un’immagine fortemente americanizzata, che sta perdendo le scorie di una italianità da cliché. E questo, almeno questo, non è detto che sia un male.