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Un nuovo capitolo della vicenda di Stefano Cucchi coinvolge oggi – grazie alla costanza di tutti coloro che in questi anni si sono battuti per la verità, prima tra tutti la sorella Ilaria, e grazie all’impegno dei nuovi pubblici ministeri – l’Arma dei carabinieri, che finora era rimasta fuori dalle aule del Tribunale. Ci volevano oltre sei anni per arrivare a questo risultato? Dovevamo trovarci in questa quantomeno anomala situazione, nella quale da una parte si aspetta un verdetto di Cassazione su una sentenza di appello che assolve medici e poliziotti e dall’altra si apre un’inchiesta contro i carabinieri? Ci volevano sei anni per notare che il nome di Stefano era stato sbianchettato dal registro della caserma ma si leggeva comunque in controluce?

Sembra difficile crederlo e farlo credere agli italiani. Quando viene dimostrato che qualcuno appartenente alle forze dell’ordine si è macchiato di qualche violenza, una delle classiche reazioni delle autorità è quella di invocare le mele marce. Il frutteto sarebbe sano, poi qualche singola mela si sarebbe guastata. Ma un frutteto sano non cancella un nome da un registro, non è innaffiato da un maresciallo che testimonia il falso, non nasconde la presenza di due militari durante l’arresto di Stefano. Se il processo verificherà che questi eventi sono davvero accaduti, se verificherà che il motivo per cui ci sono voluti sei anni è perché lo spirito di corpo e l’omertà sono stati valutati come più importanti della vita di un ragazzo, allora sarà difficile farci credere ancora alle mele marce.

Già da oggi lo Stato italiano potrebbe dimostrarci la propria riprovazione verso ogni forma di violenza nei confronti di chi si trova in sua custodia. Già da oggi potrebbe mettersi dalla parte di tutti noi, ovvero di tutti coloro che vogliono credere che le forze dell’ordine siano lì per tutelarci e si sentono vittime di quanto accaduto a Stefano. Lo Stato italiano potrebbe dimostrare di credere davvero al valore di un frutteto sano e alle mele marce da isolare costituendosi immediatamente parte civile nell’inchiesta che oggi vede indagati esponenti dell’Arma dei carabinieri per la morte di Stefano Cucchi. Non riesco a vedere neanche un motivo per cui non dovrebbe farlo.