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Aspettando Star Wars, in uscita nelle sale il 16 dicembre (e lo sto aspettando come un bambino privato da anni del suo dolce preferito che si aggira davanti ad una ricca pasticceria) mi sono convinta a guardare The Martian, il film di Ridley Scott. Ci ho messo due mesi prima di fare il grande passo verso la visione del film, perché il libro (pubblicato in Italia da Newton Compton, scritto da Andy Weir) mi è piaciuto tantissimo (ne avevo parlato qui) e i film di fantascienza (esclusi Star Trek e Star Wars) sono uno dei più grandi problemi esistenziali di chi è laureato in fisica (uno degli altri, ad esempio, è che non sopportiamo chi fa divulgazione scientifica ed è solo un bravo affabulatore, senza avere la stessa nostra laurea). Dunque, noi non riusciamo a guardarci un film di fantascienza rilassati, senza star male se non vengono rispettati i principi della fisica, le leggi della conservazione dell’energia, o ancora peggio del momento angolare!

Ma, per astinenza, alla fine cadiamo nella tentazione, e finiamo per vedere appunto un film come The Martian. Dunque, premesso che ero andata alla Nasa in California  e mi ero fatta un’idea precisa di quello che succede su Marte, e premesso che in certi punti in cui mi innervosivo andavo con il fast forward, un commento lo devo fare (naturalmente, aspetto anche i vostri, da postare tutti entro rigorosamente il 16 dicembre, poi nessun altro titolo è concesso per i commenti), anche se a distanza di un mese e mezzo dall’uscita. La prima cosa che non sopportavo era la gravità su Marte pari a un terzo quella sulla Terra, che evidentemente non veniva rispettata: il regista ha detto che le tute erano state fatte apposta più pesanti, ma la spiegazione non regge. La seconda è che la densità dell’atmosfera di Marte è un centesimo di quella terrestre e i venti che eventualmente si creano non possono essere potenti. La terza è che i tramonti su Marte non sono rossi, ma azzurri.

Poi c’è quel fastidioso buco nella tuta per avere una spinta, che polverizza in un attimo i principi di conservazione e l’eventuale incontrollabilità della direzione che può prendere la gittata. Inoltre non viene fatto nessun cenno alle radiazioni che si prendono quelli che stanno su Marte. La cosa che mi ha fatto impressione è la grandezza dell’astronave, con interni pavimentati e molto arredo. Rispetto a Interstellar devo dire che The Martian è migliore. Ma non è sufficiente. E il libro è cento volte più bello, anche perché fa ridere.

Infine, volevo chiudere dicendo che mi sono piaciuti molto i commenti all’ultimo post su Einstein, torno sull’argomento prossimamente, visto che sulla sua vita abbiamo tutti ancora tantissimo da dire. Magari partendo da uno scienziato vero: Scott Joseph Kelly…vediamo se qualcuno sa precedere quello che sto pensando di dire su di lui, e che riguarda naturalmente Einstein.