E se alla fine il Front national non strappasse neanche una regione? Divenuto partito numero uno di Francia al primo turno delle elezioni regionali, gli ultimi sondaggi danno in realtà i candidati dell’estrema destra perdenti per il secondo, anche se di poco. Le previsioni, comunque, per l’ultimo round, che si terrà domenica 13 dicembre, restano molto incerte.

L’astensionismo è stato elevato il 6 dicembre (ha votato il 50 per cento degli aventi diritto): se stavolta l’affluenza sarà maggiore, cosa voteranno i “nuovi” elettori? Senza considerare, poi, che i francesi sono sempre meno ideologizzati e fedeli a un partito: insomma, estremamente volubili.

Front national: la paura di non vincere
Il partito punta innanzitutto su Marine Le Pen e la nipote Marion Maréchal-Le Pen, rispettivamente candidate nel Nord (Nord-Pas-de-Calais e Picardia) e nel Sud-Est (Provenza-Alpi-Costa Azzurra). Sono arrivate in testa al primo turno, con oltre il 40 per cento dei suffragi, seguite dai candidati dei Repubblicani (il partito di Nicolas Sarkozy) e poi, in terza posizione, da quelli del Ps, il Partito socialista. Proprio quest’ultima formazione ha deciso di ritirare in quelle due regioni le proprie liste, così da concentrare i voti di destra e sinistra su un solo candidato in funzione anti-Fn. Domani, quindi, nel Nord e nel Sud-Est si terrà un vero ballottaggio a due. E gli ultimi sondaggi danno i candidati dei Repubblicani in vantaggio (ma di poco, soprattutto nel Sud-Est). Pure nell’Est (Alsazia, Champagne, Ardenne e Lorena) i socialisti avevano deciso di ritirare il loro candidato, Jean-Pierre Masseret, ma lui si è rifiutato. Lì, in realtà, Florian Philippot, l’uomo del Fn (e braccio destro di Marine Le Pen), potrebbe imporsi davvero. L’altra regione dove il Front potrebbe spuntarla è la Borgogna-Franca Contea, dove si affrontano i candidati dei tre schieramenti e dove al primo turno quella del Fn (Sophie Montel) si è piazzata in pole position.

I socialisti: la carta dell’aggressività
I sondaggi danno i socialisti vincenti al secondo turno in Bretagna, in Aquitania e anche nel Languedoc-Roussillon-Midi-Pyrénées (con capoluogo a Tolosa). Molto serrato, invece, resta il confronto nella regione di Parigi tra Valérie Pécresse, candidata dei Repubblicani, e Claude Bartolone (Ps): qui il Fn non ha chances. Gli esponenti socialisti negli ultimi giorni si sono dimostrati battaglieri e molto nervosi. A partire dal primo ministro Manuel Valls, che ha dichiarato: “Quella dell’estrema destra è un’opzione che spinge alla divisione e può portare alla guerra civile”. Quanto a Bartolone, riferendosi alla Pécresse, ha detto che “è come il Fn, difende la razza bianca”: parole che hanno scatenato polemiche.

La destra “classica”: ormai senza bussola
Dei tre schieramenti, alla fine, potrebbe essere proprio quello dei Repubblicani a ottenere le presidenze di più regioni, fra le 13 in ballo. Un po’ surreale visto che il partito sta attraversando, anche per le posizioni da assumere in questo secondo turno, forti frizioni interne. Sarkozy, fin da domenica scorsa, ha rifiutato di ritirare le proprie liste nelle regioni dove queste si sono piazzate terze, per favorire il candidato socialista in funzione anti-Fn. Insomma, ha rigettato la possibilità di allinearsi su quanto fatto da socialisti, richiamandosi al motto: “Né fronte repubblicano, né Front national”. All’interno del partito le critiche non sono mancate nei confronti di questa decisione, anche da parte di personaggi influenti come Jean-Pierre Raffarin e Nathalie Kosciusko-Morizet. Sarkozy ha poi aggiunto che “votare per il Front national non è immorale”, in una corsa affannata per recuperare elettori a destra. A quel punto Xavier Bertrand, il candidato che contende per i Repubblicani il Nord a Marine Le Pen, con una campagna ormai incentrata sulla difesa della democrazia (per convincere gli elettori della sinistra che non hanno più candidato), ha sottolineato che Sarkozy e gli altri leader nazionali del partito “dovrebbero stare zitti e basta”.