Hanno preso Sabrata. Spavento, angoscia, preoccupazione che uno dei gioielli dell’antichità fenicia e successivamente romana, Sabrata appunto, finisca distrutta dai beceri tagliagole dell’Isis. Preoccupa la comunità internazionale che ormai il Daesh si sia spinto ben oltre Tripoli, a qualche decina di chilometri dal confine con la Tunisia. E a meno di duecento miglia nautiche da Lampedusa. Inorridisce poi la prospettiva che l’Isis possa distruggere il teatro antico e quei mosaici di una bellezza unica che fanno parte del patrimonio storico e culturale dell’Unesco.
Anche questo allarme, come la (improbabile) notizia che il capo supremo dell’Is, Al Baghdadi, curato in Turchia dopo essere rimasto ferito in un attacco della coalizione internazionale, sia riparato a Sirte rappresenta un ulteriore segnale che la comunità internazionale voglia intervenire.

Partita l’offensiva militare in Siria e Iraq, si combatte anche in altre aree del globo contro eserciti islamisti che massacrano civili, religiosi, stranieri. L’unico Paese al mondo dove l’Isis non conosce un contrasto militare e sta colonizzando indisturbata prezzi di territori è la Libia.

A meno che non si intenda per conflitto armato i tentativi di bombardamenti e gli agguati delle truppe dello pseudo esercito guidato dal generale Haftar, sostenuto principalmente dagli egiziani che aspirano ad avere un’area cuscinetto demilitarizzata (insomma senza la minaccia terroristica) ai confini con la Cirenaica, dovendo fronteggiare il nemico interno nel Penisola del Sinai.

Derna e Sirte sono nella disponibilità del Daesh, come Tripoli e Sabrata non da ieri ma ormai da tempo sono territori in cui i miliziani sono presenti. E a Tripoli si sono fatti sentire con diversi attentati, con autobombe. Solo che a Sabratha o a Tripoli non c’è una opposizione armata in grado di contrastarli, farli uscire allo scoperto, stanarli.

La sensazione è che si stiano preparando allo scontro armato. Quello che manca al fronte anti Isis è una stima reale delle forze in campo. Secondo la Nato, dovrebbero essere duemila i soldati al Baghdadi in Libia. Almeno, quattro, cinquemila secondo fonti libiche che fanno capo al Parlamento di Tobruk. Comunque numeri destinati a crescere con l’apporto dei foreign fighter libici, tunisini e marocchini che potrebbero essere richiamati dallo scontro militare.

Il nuovo delegato delle Nazioni Unite, il tedesco Kobler, è determinato a chiudere la partita per la formazione di un governo di unità nazionale, firmando l’accordo entro la fine della prossima settimana, e che vedrà la nascita del Consiglio di Presidenza che a sua volta varerà il nuovo esecutivo. Le delegazioni di Tobruk e Tripoli hanno raggiunto un’intesa per firmare il 16 dicembre l’accordo. Lo hanno annunciato,  secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche, i due capi delegazione nel corso di una conferenza stampa a Tunisi.

Ci sono forze interne e straniere che stanno lavorando per far saltare il piano delle Nazioni Unite. Il consigliere militare del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il generale Paolo Serra, italiano, sta lavorando per creare le condizioni di agibilità, di sicurezza di Tripoli, per consentire l’inserimento del futuro governo di pacificazione. È una scommessa, per impedire che la polveriera libica esploda.