“Una commissione parlamentare d’inchiesta su Bankitalia è un atto di trasparenza verso i cittadini”. Lo ha detto il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che intervistato dal Quotidiano nazionale chiede di “verificare le responsabilità civili e penali individuali di chi ha operato male (operatori e manager delle banche) e, eventualmente, controllato male”. Secondo il segretario di Scelta civica, per evitare che prodotti rischiosi finiscano nel portafoglio di piccoli risparmiatori senza competenze occorre, a monte, “separare l’esercizio del credito dall’attività di collocamento dei titoli“. Ed è “condivisibile” vietare la vendita di obbligazioni subordinate al pubblico retail.

E a proposito di chi ha mal controllato, ritorna con prepotenza sulla scena il caso della Banca popolare di Vicenza, presieduta per quasi vent’anni da Gianni Zonin e ora alle prese con i buchi della sua fallimentare gestione che ha portato gli azionisti a perdere oltre l’80% del capitale. Numerose filiali della Banca Popolare di Vicenza – l’istituto di credito più importante della provincia di Prato – sono state perquisite dagli uomini della Guardia di Finanza in tutta la regione. L’inchiesta della Procura di Prato ipotizza il reato di estorsione da parte dei dirigenti della banca nei confronti di alcuni clienti imprenditori. In particolare, le denunce degli industriali alla procura riguarderebbero la modalità di vendita di azioni bancarie negli ultimi anni. Nelle filiali perquisite – 5 in città altre 5 fuori da Prato (Montemurlo, Agliana, Altopascio, Pistoia e Lucca) – sono stati acquisiti documenti utili all’inchiesta, che al momento vede iscritti sette dirigenti locali della banca nel registro degli indagati. Il fascicolo è seguito dal procuratore Giuseppe Nicolosi e dal sostituto procuratore Laura Canovai.

Quanto all’emendamento presentato da Scelta civica alla legge di Stabilità, che prevede un credito d’imposta pari al 26% delle perdite subite dai risparmiatori per minusvalenze fino a 50mila euro, Zanetti spiega che è “complementare” al “fondo di solidarietà proposto dal governo, che sarebbe “collegato a situazioni d’indigenza mentre la nostra soluzione è di sistema”. Non si tratta infatti di “un costo secco, ma di un’uscita finanziaria sul 2016” e “le risorse sarebbero comunque non distanti da quelle ipotizzate per il fondo, sui 100 milioni. Di fatto si rende più semplice un meccanismo di compensazione che già esiste all’interno dei redditi finanziari (plusvalenze e minusvalenze), ma è chiaro che se un soggetto che aveva solo quei titoli non avrà plusvalenze sulle quali applicare quel diritto teorico. Ecco perché proponiamo di estenderlo all’Irpef”.