Letteralmente sono mini abitazioni completamente accessoriate, spesso costruite con materiali ecosostenibili e dotate di quattro ruote per essere trasportate ovunque il proprietario desideri. A inventarle sono state gli americani, traendo ispirazione dai Katrina Cottages, i piccoli prefabbricati progettati dalla designer Marianne Cusato dopo l’uragano Katrina per offrire agli sfollati sistemazioni più confortevoli rispetto a quelle fornite dalla Fema, l’ente federale americano che gestisce le emergenze. E oggi, le tiny houses sono diventate un fenomeno socio-culturale. Anzi, un movimento. Dal Giappone alla Russia, e più avanti fino all’Europa, infatti, le mini casette sono spesso la soluzione scelta da chi desidera fuggire dalla quotidianità, o la possibilità di soggiornare a stretto contatto con la natura. Di dimensioni variabili, ma generalmente comprese tra gli 8 e i 10 metri quadrati, infatti, le tiny houses piacciono un po’ a tutte le fasce d’età: agli studenti americani, che le scelgono per risparmiare qualche dollaro sull’affitto, alla coppia che cerca l’ecosostenibilità, fino al manager danaroso a caccia di soluzioni confortevoli e fuori dall’ordinario.

Rese popolari sia dalla crisi economica, e dalla conseguente necessità di risparmiare sull’acquisto di un’abitazione, sia dalla loro versatilità, infatti, di tiny houses ne esistono di diverso tipo: con o senza bagno, in legno o in plastica, di design o forma di capanna. Anche perché non tutti le acquistano già fabbricate. Negli Stati Uniti, ad esempio, gli studenti le costruiscono autonomamente con un po’ di legna per ridurre al minimo le spese, e anche quando la scelta ricade su un’abitazione – chiavi in mano, non sottostà a tutte le tasse legate alla casa. E i prezzi sono spesso di molto inferiori al costo di una dimora standard. La Tumbleweed, ad esempio, una delle prime aziende a produrre tiny houses, le vende a un prezzo medio di 50mila dollari, in legno e accessoriate di servizi igienici, angolo cucina, luce e elettricità. L’architetto svedese Jonas Wagell, invece, disegna modelli da 15 metri quadrati, senza ruote, recapitati al cliente tramite grossi tir, e costano, in Europa, circa 24mila euro. Urban style sono invece le kyosho jutaku, o tiny houses, giapponesi, pensate per occupare quegli spazi inutilizzati tra le affollate vie di Tokyo. A renderle popolari nella terra del Sol Levante, oltre alla crisi e alla passione locale per tutto ciò che è di piccole dimensioni, è stato un essay scritto dal poeta Kamo no Chomei, riguardo alle gioie di vivere in una capanna.

Ma il movimento delle tiny houses, in realtà, ha già appassionato anche l’Italia. Se a Roma, a due passi dal Vaticano, c’è una piccola abitazione da 7 metri quadrati con cucina, bagno, doccia, soppalco per il divano letto, armadi e scaffali, diversi architetti si sono cimentati nell’ideazione delle mini casette, sia destinate ai privati, sia alle strutture alberghiere. L’archistar Renzo Piano, ad esempio, ha firmato il modello Diogene, dal nome del filosofo greco che visse in una botte, una struttura di 2,4 metri quadrati in legno di tiglio e alluminio completamente ecosostenibile, con tanto di pannelli solari, cellule fotovoltaiche, e cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

A Bologna, poi, c’è chi ha pensato di coniugare l’idea della tiny house con il concetto di casa sull’albero. Senza che però sia necessario un albero per sorreggere la casa. E’ la New Nest di Monterenzio, che ha inventato casette dal design ispirato all’arte moderna, isolate termicamente e concepite per durare nel tempo, sospese da terra da una struttura progettata a replicare la forma dei rami di un albero. “In pratica, le nostre treehouse sono nidi multifunzionali sospesi tra cielo e terra – spiega l’azienda – che non richiedono la manutenzione che invece è necessaria per una casa sull’albero. In più sono antisismiche e antincendio”. Che sia in riva al mare, in cima a una collina o nel cuore di un bosco, oltre agli architetti, New Nest si avvale anche di paesaggisti arruolati per fare sì che l’impatto con l’ambiente circostante sia minimo. “Vogliamo dare vita a quella stessa idea che tanti coltivano fin da bambini, un sogno nel cassetto, l’Isola che non c’è di Peter Pan, garantendo al contempo il massimo del comfort 24 ore su 24, per 365 giorni l’anno, a prescindere dal clima o dalla stagione”. Il prezzo? A partire da 55mila euro.