Le riforme saranno anche l’unica rivoluzione che ci possiamo permettere: ma neanche loro possono diventare permanenti, una sorta di spot continuo per chi le fa. È il caso delle riforme istituzionali di Renzi, contro le quali si mobilita in questi giorni l’opposizione sociale: come a Trieste, giovedì 10 alle 17, in Stazione marittima. La legge elettorale, anzitutto, oggetto di ricorsi in ogni capoluogo di regione, per arrivare alla Corte costituzionale e ottenerne l’annullamento, come per il Porcellum. Poi la riforma del Senato, che se approvata nella prossima primavera sarà probabilmente soggetta a referendum in autunno. Ma ancor più la combinazione delle due, suscettibile di aumentare ulteriormente il potere di cui Renzi già gode, come presidente del Consiglio e segretario del Pd. Vediamole nell’ordine.

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Dell’Italicum, molti dicono che sia peggio del Porcellum. Ma almeno il Porcellum otteneva l’obiettivo per cui era stata congegnata dall’astuto Calderoli: assicurava al centrodestra almeno un pareggio al Senato, e costringeva chiunque vincesse ad associarlo al potere. L’Italicum, invece, non assicura il conseguimento del proprio obiettivo, ossia garantire a Renzi, favorito se non al primo turno almeno al ballottaggio, una maggioranza assoluta dei seggi, quale che sia la reale consistenza del suo elettorato. Certo, chi vincerà al ballottaggio godrà di una maggioranza del cinquantacinque per cento anche se avrà preso solo il venticinque per cento al primo turno. Ma perché dovrebbe essere proprio Renzi e non Di Maio, o Salvini, o qualsiasi altro Ometto della Provvidenza?

La riforma del Senato, a sua volta, lungi dal dare più voce gli enti locali, consegna solo tutto il potere a chi controlla la Camera dei deputati: chi vince lì, grazie all’Italicum, prende tutto, compresi presidente della Repubblica e giudici costituzionali. Ma, ancora una volta, perché mai solo Renzi dovrebbe poter profittare di questa ghiotta occasione? I sondaggi dicono che nello scenario più probabile, il ballottaggio, il Pd batterebbe la destra, ma perderebbe dai Cinquestelle: i quali dunque osteggiano l’unica legge elettorale che gli permetterebbe di governare davvero. Comunque sia, invito tutti all’incontro di Trieste, ma proprio tutti. Per tifare contro l’Italicum e il nuovo Senato, in effetti, non occorre essere antirenziani: basta essere semplicemente liberali.