Fino a qualche giorno fa dalla sua pagina Facebook invocava la Sharia e inneggiava alla grandezza di Allah, pubblicando citazioni del Corano e puntando il dito contro “i musulmani che piangono per i morti in Francia” all’indomani delle stragi di Parigi. Oggi però sempre sul social network, nel frattempo ripulito da tutti i post precedenti, Luca Aleotti, 31enne reggiano convertito all’Islam, si difende: “Non sono un terrorista come ve lo devo dire?????? – scrive sempre sulla sua pagina – Mi state infangando il nome”. Non la pensano così però gli inquirenti, che da tempo tengono sotto controllo l’attività online e non solo del giovane emiliano, che su Facebook si fa chiamare Saif-Allah (“spada di Dio”) e ha come immagine di profilo un quadro nero con la scritta in arabo e in italiano “Musulmani d’Italia”. Su di lui pende l’ipotesi di reato di terrorismo internazionale, nonostante egli stesso e il suo avvocato abbiano dichiarato l’estraneità a ogni accusa.

Gli uomini della Digos di Reggio Emilia avevano perquisito la sua abitazione a fine luglio, acquisendo materiale, tra cui anche il suo cellulare, e ora la Procura di Bologna sta indagando sul caso, anche alla luce del suo utilizzo dei social network, in cui l’uomo fino a poche ora fa pubblicava messaggi estremisti, parlando dell’ “obbligo di sostituire il governante musulmano ribelle con qualcuno che governi con la Shariah”, oppure spiegando in un altro post che “il problema è che molti fratelli pensano o credono che si può vivere l’islam con la democrazia ed il laicismo ma non è così che si vive da musulmani. Questo i veri muslims lo sanno”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Aleotti, figlio di padre reggiano e madre marocchina, si è convertito all’Islam da circa dieci anni. Il suo nome era comparso nel libro “Isis segreto” edito da Il Giornale, che pochi giorni fa ha anche riportato le parole scritte nei riguardi di Silvio Berlusconi sempre dal giovane, che su Facebook si chiedeva quando l’ex presidente del consiglio sarebbe morto.

Il 31enne reggiano ha alle spalle qualche precedente. Nel 2014 era evaso dai domiciliari ed era stato recuperato da un canale vicino alla sua abitazione, arrestato poi con l’accusa di evasione, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Ora invece è entrato nella lista di persone dell’Emilia Romagna che da tempo sono sotto stretta osservanza della Digos e della Procura di Bologna perché ritenute dagli inquirenti vicine all’estremismo islamico.

Dopo il caso dei quattro marocchini espulsi da Bologna il 23 novembre, sotto la lente di ingrandimento ci sarebbe anche una cellula jihadista a Parma emersa dalle intercettazioni di un’inchiesta della Procura antimafia di Bari. Lunedì 7 dicembre poi, nel territorio di Faenza (Ravenna), i carabinieri del Ros durante una perquisizione hanno trovato filmati in lingua araba realizzati in zone di guerra e in campi di addestramento probabilmente siriani in possesso di un operaio marocchino. L’uomo, che ha la cittadinanza italiana ed è da tempo integrato nella comunità locale, aveva scaricato il materiale da internet, finendo nel registro degli indagati. Interrogato dai pm bolognesi, ha spiegato di avere scaricato i video e le immagini per curiosità, negando qualsiasi legame e condivisione con il terrorismo.