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Al primo turno delle elezioni regionali tenutesi domenica in Francia, come preannunciato dai sondaggi, il Front National di Marine Le Pen ha ottenuto un buon risultato, posizionandosi primo in sei regioni e a livello nazionale con una media del 28%.

Il successo del partito di estrema destra è innegabile, aiutato senz’altro dalla delusione degli elettori di sinistra che lamentano le promesse non mantenute del presidente socialista Hollande, in particolare sul lavoro, senza contare sul clima di paura e insicurezza alimentato dagli attentati terroristici di Parigi del 13 Novembre.

C’è tuttavia un dato che salta agli occhi di questo primo turno, tanto eclatante quanto ignorato dai mezzi di informazione, ed è quello che riguarda la partecipazione a queste elezioni. A questo appuntamento elettorale hanno infatti partecipato meno della metà dei francesi. Il dato del 50% si riferisce infatti soltanto agli “iscritti sulle liste elettorali” e non al totale degli aventi diritto.

In Francia infatti, contrariamente all’Italia dove la cosa è automatica e legata alla residenza, per poter esercitare il diritto di voto bisogna iscriversi sulle liste elettorali. E’ quindi chiaro che se si prendono in considerazione anche coloro i quali sono in età di voto ma hanno scelto di non iscriversi sulle liste elettorali, la maggioranza assoluta dei francesi ha scelto di non partecipare a queste elezioni e tra quelli che invece lo hanno fatto più di 7 su 10 hanno votato tutto fuorché il partito di estrema destra di Marine Le Pen.

Astenuti a parte, i giochi si decideranno al secondo turno di domenica prossima. Il sistema elettorale per le elezioni regionali francesi prevede che al ballottaggio ci vadano tutti quelli che superano la soglia del 10% e in tutte le regioni si avrebbero quelle che oltralpe vengono chiamate “triangolari” con i tre partiti che hanno superato tale soglia: Front National, Republicains (partito di destra di Sarkozy) e il Partito Socialista di Hollande.

Da domenica sera tuttavia è partito l’ordine di scuderia del Partito socialista di ritirarsi a tutti i candidati arrivati in terza posizione nelle regioni in cui il Front National ha ottenuto le percentuali più alte: in particolare in Provenza Alpi Costa Azzurra dove la candidata presidente è la giovane erede Marion e nel Nord Pas de Calais dove è la Salvini d’oltralpe ad essere scesa in campo. Lo scopo dichiarato è quello di “far fronte comune contro il Front National” per evitare che vinca grazie alla dispersione dei voti ed invitando i loro elettori a votare il candidato “Repubblicano”.

Ciò non può che far piacere a Marine Le Pen che da sempre accusa i due partiti di essere le due facce della stessa medaglia (il che non è neanche del tutto falso). Il risultato certo è che così facendo il Partito socialista (e gli elettori di sinistra che speravano di essere almeno in parte rappresentati da questo partito) non avrà alcun consigliere regionale e le assemblee regionali vedranno al loro interno solo sfumature di destra.

Dal canto suo Sarkozy ha subito annunciato che non avrebbe seguito la strategia dei socialisti e che i candidati dei Republicains arrivati in terza posizione non si sarebbero ritirati né avrebbero modificato la composizione delle loro liste.

Gli elettori di sinistra si vedono così davanti al bivio del dover scegliere se votare un partito di destra (senza che questo cambi una virgola alle proprie intenzioni politiche) con l’unico scopo di evitare che vinca il Front National di estrema destra, come fecero con Chirac nel 2002, o restare fedeli alle proprie convinzioni rimanendo a casa.