M. F. G., cittadino curdo iracheno residente a Merano, è finito in prigione il 12 novembre in seguito all’inchiesta Jweb che ha disarticolato la presunta cellula jihadista Rawti Shax: un’organizzazione ramificata in tutta Europa che aveva una delle sue principali basi logistiche in Alto Adige. Qualche giorno dopo viene scarcerato perché “dal 2013 scompare dall’orizzonte investigativo”, ma, al momento, rimane indagato per terrorismo internazionale. Il FattoTv ha potuto incontrarlo a Bolzano nello studio del suo avvocato Christian Dorigatti e quello che sostiene ha dell’incredibile: “Io sono un militante del Partito democratico del Kurdistan. E mio padre, morto nel 1991, era un peshmerga (guerrigliero laico e socialista, ndr) che a Kirkuk ha lottato contro Saddam Hussein”. Quando si parla di curdi viene in mente l’eroica e commuovente resistenza di Kobane contro l’invasione delle milizie dell’Isis. Insomma, se l’uomo dice la verità, è come se un membro dell’Anpi, Associazione nazionale Partigiani italiani, venisse accusato di apologia del fascismo. Un cortocircuito che trova le prime conferme da fonti qualificate del capoluogo altoatesino. “Non mente”, dice un dirigente della polizia di Stato di stanza a Bolzano. Ma nelle carte dell’inchiesta il curdo viene indicato come uno dei membri della cellula comandata dal carcere di Oslo, in Norvegia, dal mullah Krekar, il cui scopo è instaurare un regime simile allo Stato islamico in Kurdistan, mandare foreign fighters in Iraq e Siria e compiere attentati sul suolo europeo. “Abbiamo un modo per definire i cittadini curdi che fiancheggiano l’Isis – spiega l’indagato – Non sono nati dal seme del padre. Un altro uomo è entrato dalla finestra e ha dormito con la loro madre”. Resta da capire come mai il suo nome appaia così tante volte nelle oltre 1200 pagine dell’ordinanza nata da un’inchiesta del Ros dei Carabinieri nel lontano 2011. “Conoscevo Nauroz (il capo della presunta cellula jihadista, ndr) per motivi religiosi perché sono un fervente musulmano – ricorda – Ma nel 2013 abbiamo rotto perché ha infangato la memoria di mio padre”. E il mullah Krekar? “Tutti in Kurdistan lo conoscono – risponde – Per me è stato una guida religiosa come il vostro Padre Pio, ma quando ho capito i suoi scopi mi sono allontanato dall’organizzazione. Perché un imam non deve mai occuparsi di politica”  di Lorenzo Galeazzi