Il Movimento 5 Stelle blinda il sindaco di Livorno Filippo Nogarin. Dopo le difficoltà per le proteste dei netturbini e poi la spaccatura in consiglio comunale, il M5s sembra voler sostenere l’amministrazione nella seconda città più grande in cui governa. Ieri si è mosso l’intero direttorio che ha firmato in blocco un’interrogazione per chiedere al ministro dell’Interno Angelino Alfano se non sia il caso che il prefetto di Livorno “emani misure precettive che costringano i lavoratori ad interrompere una scriteriata astensione dal lavoro” che rischia “di creare un grave pregiudizio alla salute pubblica e alla pubblica incolumità”. Oggi Luigi Di Maio, che del direttorio fa parte, ribadisce il concetto: “Vogliamo salvare quell’azienda, non la vogliamo distruggere però per salvarla dobbiamo togliere di mezzo una parte dell’azienda che è in eccesso. Non parlo ovviamente di coloro che lavorano ma di tutti quei super quadri generali creati dal partito della Camusso e dal Pd che in questo momento stanno affossando”. Il vicepresidente della Camera torna a chiedere, da Firenze, “alla Cgil di non strumentalizzare gli operai, perché poi a risentirne in tutta questa storia sono i cittadini livornesi. Nei servizi pubblici essenziali è necessario che si garantistica il servizio”. Il punto è che i lavoratori sono in assemblea permanente e il sindaco ha dovuto fare diversi appelli perché tornassero a ripulire le strade che per un paio di giorni sono state invase dai rifiuti, invocando anche un intervento del garante degli scioperi.

A Di Maio risponde il deputato del Pd (e segretario regionale in Toscana) Dario Parrini: il vicepresidente della Camera, dice, “ha paura per il crollo di credibilità che ha investito a Livorno il sindaco Nogarin, assurto ad emblema nazionale dell’improvvisazione al potere. Ne ha così tanta, di paura, che è venuto nella nostra regione a esternare a vanvera, su di tutto un po’, per cercare di distogliere l’attenzione dei toscani dalla Caporetto pentastellata livornese. Ma i toscani non ci cascheranno”. Per Parrini Di Maio è “in difficoltà a tal punto da non riuscire a celare il tanto di estrema destra che c’è nel suo dna. Per quanto ci riguarda, può alzare tutti i polveroni che crede. Ma non c’è polverone che possa nascondere che il M5s è il partito delle accuse al passato e dell’incompetenza nel presente”. Secondo Parrini “a occhio e croce, saranno pronti e capaci di governare forse tra una quindicina d’anni”.

Livorno, insomma, si conferma il campo principale di un campionato nazionale, a 6 mesi dalle elezioni amministrative. Così mentre Di Maio rivendica le parole del sottosegretario dell’Economia Enrico Zanetti (“Farei un monumento a Nogarin”) assicura che è “nostra intenzione tutelare i lavoratori, ma non abbiamo alcune intenzione di tutelare sindacati e Pd che in quella società hanno spadroneggiato, a modo loro, per decenni. Quella società ha un operaio ogni quattro dipendenti, la maggioranza sono dirigenti, amministrativi”. Nell’azienda, aggiunge Di Maio, “non esiste un ufficio del personale, ha fatto 42 milioni di euro di buco di bilancio e noi non abbiamo alcuna intenzione di cedere alle strumentalizzazioni del sindacato. Difenderemo i lavoratori ma non taglieremo neanche un euro ai servizi sociali per metterli in un’azienda che in questo momento va risanata, mettendo al tavolo i creditori, i fornitori e anche i dipendenti”.

La situazione attuale a Livorno è questa. Il sindaco Nogarin continua sulla linea intrapresa venerdì scorso in commissione consiliare: il Comune di Livorno, unico socio della municipalizzata dei rifiuti Aamps, chiederà di portare l’azienda in concordato preventivo in continuità. Il consiglio comunale, con un’approvazione avvenuta con un voto di misura, ha dato il mandato al primo cittadino per questa operazione, ma gli ha prima chiesto di “attuare un dialogo con l’indotto e ascoltare le parti in causa”, vale a dire i rappresentanti di lavoratori (circa 500) e aziende dell’indotto. Così l’assemblea straordinaria di Aamps in cui si darà il via al concordato si terrà sabato 12 dicembre, peraltro dopo un altro sciopero dei dipendenti già annunciato per il 9 e il 10 dicembre. Al centro delle proteste dei lavoratori i timori per l’eventuale fallimento della società. Il sindaco tuttavia a più riprese ha garantito che non saranno persi posti di lavoro.