“Adesso con i politici della terza Repubblica non c’è più il pathos di una volta: sono sbiaditi”. Parola di Giorgio Forattini, il più longevo dei disegnatori satirici italiani, il più pungente, il più beffardo. Prima l’asta dei suoi cimeli e poi la presentazione de ‘Il Forattone’, un tomo di 780 pagine, mezzo secolo di satira, una cavalcata a briglia sciolte nella politica italiana e internazionale. Ha selezionato le vignette più dissacranti, scelte fra oltre 15mila. Giorgio, una matita sempre in tasca, perché l’ispirazione gli può venire così, da un momento all’altro, punta al bis. E in contemporanea alla casa d’aste Il Ponte di Milano, un nutrito parterre convocato da Carola Gancia, si aggiudicava le vignette più famose: Fanfani a forma di tappo che salta da una bottiglia di champagne e Giovanni Spadolini, nudo e coperto da una modesta foglia di fico.

Non solo disegni originali, ma anche gigantografie, sagome ritagliate, caricature in legno di Berlinguer, Andreotti, Berlusconi, Craxi, Occhetto, che adesso più che mai sembrano giurassici, ma, sotto sotto, un po’ li rimpiangiamo.

Dal Forattone alla Forattina. La creatività è anche una questione di famiglia e la nuora di Ilaria Forattini, moglie e vestale di Giorgio, Barbara Rocco di Torrepadula, suggerisce per un Natale minimal chic, orecchini e bracciali in corno, madreperla e vetri soffiati, pietre naturali. Il nome della collezione è già una delizia: Pulce all’Orecchio.

“Comunque vada sarà un successo”, gli calza a pennello l’incipit chiambrettiano. Giuseppe Statuto, da Aversa, provincia di Caserta, a gigante dell’immobiliare del lusso, riceve lo sciurame meneghino tutto infiocchettato al primo Christmas Party del Mandarin Oriental. Quattro palazzi ottocenteschi del quadrilatero della moda “fusi” insieme dal genio creativo di Antonio Citterio. Mentre i suoi compagni-rivali di “scalata” perdevano la corsa, (oppure cadevano come birilli) Giuseppe, raggiungeva il traguardo. Prima comprava il Danieli di Venezia, poi il Four Season di Milano, il Mandarin Oriental e sta cominciando un altro settestelle in Brera (ormai cinque stelle non bastano più). E il tutto senza l’arroganza dei potenti, mantenendo i piedi per terra e una gradevole semplicità di modi.

Gli altri saltavano, lui, capitalista tradizionale (per sua stessa definizione), rimaneva in sella. Saldamente. Non frequenta i salotti buoni (ce ne sono ancora?) anzi trova il tema privo di senso e non va alla Prima alla Scala. Anche se per il dopo Scala nel suo ristorante, pluristellato anche lui, Seta, da quattro mesi c’è la lista d’attesa.

E tra forzieri traboccanti di palle natalizie e affondi nel panettone profumato allo zabaione Giuseppe, (la carta d’identità ci informa che non ha ancora 50 anni!) dava calorose strette di mano e la sua agenda per i prossimi mesi tra lunch, brunch, cene, inaugurazioni, pranzi e pranzetti è più “congestionata” di quella di Kate Moss.

Si gira l’angolo e siamo nella sala Caruso del Grand Hotel et de Milan, invasa da graziosissimi quadrupedi. Cani e padrone: con alcune la somiglianza è sorprendente, stessa cotonatura, stessa sfumatura di meches, stesso collier de chien. Loro – le signore – scintillanti di Hermes, le bestioline con guinzaglio altrettanto sbrilluccicanti. I cani sono la debolezza di Laura Morino, comunicatrice infallibile, li convoca e raccoglie fondi per la Lega nazionale per la difesa del cane – sezione Milano. A fronte di un contributo, agende Dogue e Gattopolitan, versione più animalier delle Moleskine, per le padrone.

Twitter @januariapiromal