Il 20 agosto 2015 Diana Ramona Medan, cittadina rumena residente a Bolzano, viene espulsa dall’Italia perché considerata “un pericolo per la Repubblica”. Secondo il Viminale, “è stato possibile accertare il suo impegno nella propaganda jihadista e il suo desiderio di combattere al fianco dei mujaheddin”. Sotto la lente degli investigatori la sua attività sui social network dove, secondo le prove raccolte, la donna inneggia alla guerra santa, si dice pronta al martirio ed esprime parole pesanti sulla strage di Charlie Hebdo. L’operazione scatta al rientro dalla Tunisia dove si era recata insieme al marito tunisino per il matrimonio del genero. Rimpatriata a Bucarest, le autorità non la considerano una minaccia e la lasciano subito andare via. “Così mi sono trasferita a Innsbruck vicino ai miei cari che stanno Alto Adige”. Già perché per Vienna, Diana non rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale e può rimanere sul territorio nazionale da cittadina libera. “La polizia austriaca mi ha augurato che in Italia possa avere giustizia e vincere il ricorso – racconta – Ho iscritto le mie due bimbe qui a scuola e mio marito, che lavora a Bolzano, lo vedo una volta la settimana”. Diana si converte all’Islam circa 10 anni fa, dopo avere conosciuto suo marito che è tunisino. Finisce sotto la lente dell’Antiterrorismo in seguito alla sottoscrizione di una petizione contro il divieto di indossare burqa e nijab. Da quel momento, secondo le autorità italiane, comincia il suo percorso di radicalizzazione. Ma lei nega di essere una musulmana intransigente e attacca: “E’ in atto una psicosi contro il diverso. Se c’era qualcosa contro di me avrebbero dovuto indagarmi, non avendo trovato niente si sono limitati a cacciarmi da casa mia. E’ una forma di estremismo anche questa che mi ha distrutto la vita e rovinato la reputazione negandomi pure il diritto di difendermi” di Lorenzo Galeazzi (lorenzo.galeazzi@gmail.com – Twitter)