Non lascerò Repubblica e continuerò a scrivere la domenica“. Lo annuncia a Otto e Mezzo (La7) il fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari, ospite della trasmissione assieme al presidente di Rcs Libri, Paolo Mieli. Scalfari racconta come è nato l’accordo con il neo-direttore di Repubblica, Mario Calabresi: “Io ho avuto un po’ di delusione e di fastidio del fatto che l’ingegnere De Benedetti, che è il presidente e il proprietario della nostra società, non mi abbia consultato prima di scegliere il nuovo direttore della testata, ma me lo abbia comunicato quando il consiglio di amministrazione aveva già deciso. Questo mi ha infastidito perché c’è un grande affetto reciproco, da almeno 50 anni, con De Benedetti. E quindi pensavo che mi consultasse anche se probabilmente gli avrei dato il nome di colui che poi sarà il direttore, Mario Calabresi“. E aggiunge: “De Benedetti ha pensato: ‘Io decido un nome e, se poi Eugenio ne fa uno diverso, gli faccio uno sgarbo’. E per non farmi uno sgarbo me ne ha fatto un altro. Io mi sono un po’ arrabbiato e ho detto: ‘Non scrivo più’. Dopodichè De Benedetti si è piazzato a casa mia, mi è venuto a trovare e mi ha chiesto scusa. E così ha ottenuto che io scrivessi”. L’ex direttore di Repubblica assicura che continuerà a scrivere la domenica in una rubrica fissa, anche se inizialmente non voleva perché comporta fatica: “Mi ha convinto proprio Mario Calabresi. E’ venuto a trovarmi, ci siamo salutati, baciati, eccetera. Calabresi mi ha chiesto di continuare con la rubrica domenicale per una serie di ragioni. E mi ha detto: ‘Quello che tu scrivi” – continua – “serve anche a me per entrare definitivamente dentro l’atmosfera di Repubblica, perché tu ne rappresenti la fondazione e il dna. E soprattutto, non scrivendo ogni domenica, priveresti il Paese di una voce importante‘. Allora ho accettato”. Mieli loda la scelta del nuovo direttore di Repubblica e puntualizza: “Calabresi è stato caporedattore centrale del quotidiano, rivestendo un ruolo che è più di quello di un vicedirettore. Il caporedattore centrale è quello che fa materialmente il giornale. E’ stato corrispondente in America, ha scritto romanzi, ha scritto su Repubblica per sette anni, è una delle persone più stimate nel mondo giornalistico, oltre che sicuramente dal direttore uscente Ezio Mauro che ha lavorato con lui gomito a gomito”. E aggiunge, dissentendo da chi accusa Calabresi di troppa vicinanza al premier: “Qua sembra che sia arrivato uno come Rondolino, che è del pianeta di Renzi. Non è così. E’ un modo caricaturale di descrivere questo grandissimo professionista