Il sistema di sicurezza informatico anti-mafia di Expo sta per scadere. Anzi praticamente già funziona a mezzo servizio. Dal primo dicembre scorso, infatti, nessuna nuova azienda che dovesse entrare negli spazi della fu Esposizione universale verrà più aggiunta alla piattaforma computerizzata che ne analizza la “pulizia” e ne certifica l’estraneità a qualsiasi organizzazione criminale. Ma visto che Expo 2015 si è concluso lo scorso 31 ottobre, la cosa non dovrebbe preoccupare. Invece decine e decine di imprese sono ancora al lavoro per smantellare padiglioni, cluster e aree di servizio. Una dismissione, quindi, molto a rischio.

L’allarme è stato lanciato dal Presidente della commissione consigliare antimafia del Comune di Milano David Gentili, che in un articolo 21 (le libere dichiarazioni dei consiglieri ndr) della seduta del Consiglio a Palazzo Marino dello scorso 30 novembre, ha esordito: “Le due piattaforme di Expo, Si.G.Expo e Siprex smetteranno di funzionare a fine dicembre, perché il contratto di gestione scade per quella data”.

Siprex , o più esattamente “Progetto Siprex”, è l’avveniristico sistema di controllo telematico in grado di far comunicare tra loro le piattaforme informatiche in uso alla società Expo spa. Secondo i propositi stabiliti nel protocollo “Expo Mafia Free”, firmato da Expo, Comune di Milano, ministero dell’Interno e Regione Lombardia, il sistema ha consentito sino ad oggi la gestione telematica di numerose informazioni relative alle imprese appaltatrici, il tutto in stretto contatto con la White-List (la lista delle imprese pulite ed estranee a contesti criminali ndr) depositata presso la Prefettura di Milano.

Che cos’è Si.G.Expo, invece, lo ha spiegato il 15 maggio 2014 davanti alla Commissione parlamentare antimafia, l’allora Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, rispondendo alle domande che gli chiedevano chiarimenti sui sistemi di sicurezza utilizzati in Expo. Dice Tronca che i dati relativi alle aziende impegnate nel cantiere sono “caricati sulla piattaforma informatica Si.G.Expo, ora implementata dal sistema Siprex, così da essere resi disponibili per la consultazione da parte della Prefettura di Milano e degli enti dalla stessa autorizzati”. Si.G.Expo, quindi, è il cuore elettronico del sistema, che permette interrogazioni velocissime dei database, in modo da avere immediate risposte su nomi, partite iva, ragioni sociali ed altri elementi di aziende presenti in cantiere.

“Dal primo dicembre non verranno più effettuati inserimenti di nuove aziende in Si.G.Expo” ha comunicato Expo Spa il 24 novembre scorso con una lettera indirizzata al Comune di Milano. Ciò non significa che non esiste più controllo sulle aziende ancora presenti in cantiere, ma il personale addetto, come gli uomini della Dia potrebbero non godere più delle facilitazioni date loro dall’informatica, tornando ad analizzare ogni singola richiesta di accesso e dal primo di gennaio 2016, non avendo più a disposizione un sistema elettronico in grado di incrociare all’istante migliaia di dati molto complessi.

“Ma la funzione di questa piattaforma informatica è importantissima – ha detto Gentili in aula – anche perché ci sono padiglioni stranieri che non hanno aderito al protocollo di legalità (lo hanno fatto solo 6 su 53) che quindi non sono obbligate a cacciar via le aziende in odore di mafia, per cui c’è bisogno di interloquire con loro. Non si può mancare a questo ruolo”. “Nei lavori per smantellare Expo – termina Gentili – saranno impiegate aziende di smontaggio e movimento terra e sappiamo quanto quei settori siano a rischio infiltrazioni”. I lavori dovrebbero andare avanti sino a marzo 2016, ma c’è chi sostiene che l’ultimo mattone di Expo verrà rimosso non prima del prossimo maggio.

Una via d’uscita la propone però la stessa Expo Spa: l’acquisto da parte della Prefettura, ovvero dello Stato, dell’intero Sistema Siprex. La cifra per chiudere questa operazione ancora non è nota, ma da quel momento in poi tutti i costi finirebbero sulle spalle del pubblico. A suo tempo Siprex vide la luce dopo un iter piuttosto complicato. All’inizio fu dato mandato all’azienda Opera21 per la gestione di questo comparto informatico, con un budget di 600 mila euro. Questa però fallisce e il ramo impegnato in Expo viene assorbito da un’altra realtà informatica, la Top Network Spa. Che pensa di poter iniziare a lavorare subito per l’Esposizione, ma Expo gli comunica di aver trasferito l’appalto a una terza azienda, la Pegaso. Top Network ricorre, vince il ricorso ed Expo è costretta a bandire una nuova gara che lei stessa si aggiudica per una cifra di 500 mila euro. Questo il costo di un Expo “mafia-free”.