Una commissione nazionale per analizzare il tragico fenomeno dei suicidi di studenti adolescenti nelle blasonate scuole di Palo Alto. La decisione è stata presa dall’agenzia federale per la salute pubblica, il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dopo l’eco prodotto dalla copertina del prossimo numero di The Atlantic, dove la giornalista Hanna Rosin ha ricostruito con dovizia di particolari e testimonianze l’ondata di suicidi che dal 2009 si è verificata con una frequenza sempre maggiore tra studenti ed ex studenti delle high school della Silicon Valley. Quinn Gens, Dominic Greening, Clayton Carlson, Daniel Snyder, Qingyao Byron Zhu, ma soprattutto Cameron Lee, il 16enne che circa un anno fa si è tolto la vita lanciandosi sotto a un treno Caltrain nella tratta di pendolari che collega San Francisco, San Mateo e Santa Clara, sono solo alcuni dei ragazzi dai 13 ai 30 anni suicidatisi o sotto un convoglio in corsa, o impiccandosi, o sparandosi. I dati raccolti dalle autorità sanitarie e di polizia sono impietosi: dieci i ragazzi morti che hanno in media 18 anni tra il 2008 e il 2012; sette dal 2013 a pochi mesi fa, tra questi 4 solo dall’ottobre 2014 al marzo 2015. Con un’aggiunta altrettanto significativa rilevata dall’inchiesta di The Atlantic: il 12% degli alunni delle high school di Palo Alto ha pensato al suicidio come una delle opzioni possibili quando qualcosa non funziona nella vita.

Gli studi del CDC sono spesso a breve termine, destinati a risolvere problemi urgenti di salute pubblica che vanno dai focolai di malattie infettive agli effetti delle catastrofi naturali. Recentemente il pool di esperti ha studiato i fattori di rischio per il suicidio tra studenti ed ex studenti, in età compresa tra i 10 e i 24 anni, presso la Public School nella Contea di Fairfax in Virginia. L’analisi sulle high school Gunn e Palo Alto si avvarranno anche dell’aiuto di esperti provenienti dalla Stanford University, campus che dista pochi chilometri dai due college. Qui siamo nel cuore della classe dirigente high tech – il 75% degli studenti ha un genitore laureato – il centro nevralgico dello sviluppo ultratecnologico dei giganti dell’informatica e dei servizi ad essa collegati. A pochi passi dalla Gunn si trova la vecchia casa di Steve Jobs. Allo stesso tempo è attivo da diversi anni il fenomeno di ricche famiglie cinesi che hanno acquistato appartamenti per i loro figli proprio in piena Palo Alto, in modo che venga loro garantita la miglior istruzione possibile alla quale, sempre secondo le statistiche, seguiranno i migliori e più qualificati posti di lavoro sul pianeta.

Il caso di Cameron Lee, il ragazzo che si è suicidato nel novembre del 2014, è però stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Perché Lee era la quintessenza della normalità all’interno della laboriosa a serissima comunità studentesca della zona. Un ragazzo con buoni voti, sempre disponibile e amichevole con i compagni, mai finito ad eccedere in peccatucci adolescenziali. L’impossibilità di rispondere al perché Cameron avesse deciso di gettarsi sotto un vagone della Caltrain ha scatenato il panico anche tra i genitori degli altri studenti delle high school. I social hanno poi fatto il resto. In pochi giorni sorpresa, dolore e paura si sono mescolati, propagati e quintuplicati grazie a Facebook, Instragram e Twitter tra gli adolescenti che saranno i futuri Mark Zuckerberg. Tanto che le autorità scolastiche hanno chiesto di evitare cerimonie pubbliche per l’ultimo saluto a Lee, e scongiurare il pericolo di una immotivata, incomprensibile, ma possibile emulazione. Basta guardare i cartelli conficcati ai lati delle rotaie della linea ferroviaria divenuta luogo di numerosi suicidi dove è stampato un numero di telefono da chiamare in caso di aiuto e per dissuadere il suicida. Non ultimo il consiglio comunale della cittadina californiana ha dato l’ok proprio a metà novembre per un contratto di 440mila dollari con la compagnia di security Cypress: dal 1 dicembre 2015 al 1 giugno 2016 decine di guardie controlleranno gli snodi nevralgici della linea ferroviaria incriminata.

Nel lungo servizio pubblicato da Atlantic si susseguono testimonianze di esperti psicologi, di genitori di ragazzi morti suicidi, e anche di una ragazza che ha tentato il suicidio nel 2002. Taylor Chiu, oggi una bella e matura trentenne, all’epoca oltre allo studio indefesso, alla frequentazione del corso di pallanuoto, all’attività di scout e a quella di trombonista nella banda della scuola, racconta di come avesse interiorizzato le priorità dei suoi genitori e di non essere stata in grado di liberarsene se non con un gesto estremo. “Ero esausta, nulla mi faceva felice, ma soprattutto non riuscivo a far rallentare il ritmo della mia vita. Ero convinta che non ci sarebbe mai stata una via di fuga da tutto questo”.