Rifiuti Livorno piazza Cavallotti (1)

Filippo Nogarin, sindaco M5S di Livorno ha deciso di non ripianare per l’ennesima volta i debiti della municipalizzata livornese dedicata alla raccolta dei rifiuti, anche nota come Aamps (ai toscani la triade “m-p-s” proprio non porta bene) mandandola, sembrerebbe, in concordato preventivo. Ne è seguito uno sciopero del personale che sta mettendo in ginocchio la città, sommersa dall’immondizia, nonché un florilegio di stupefacenti invettive da parte di alcuni politici bolliti e tuttavia desiderosi di dimostrare che il M5S non è in grado di governare, anche a costo di rinunciare definitivamente al senso del ridicolo (si vedano le incredibili dichiarazioni di Daniela Santanché, a tutti nota per non aver pagato per mesi gli stipendi dei propri dipendenti o, ancora, di Berlusconi, leader di una coalizione famosa che ha contribuito a mandare in bancarotta, tra le tante, città come Catania, Parma e Roma). Ma com’è andata esattamente a Livorno? Chi è l’autore di questo clamoroso pasticcio che rischia di portare tra i dolci paesaggi della florida toscana quegli irresolubili problemi che di solito affliggono ben altre zone del Paese?

Beh, non si comprende bene la vicenda se non si capisce prima cos’è e come funziona, a grandi linee, una municipalizzata.
Le municipalizzate sono aziende di proprietà pubblica (municipale, appunto) che, essendo votate allo svolgimento di servizi essenziali per la comunità locale, operano in regime di monopolio. Questo, tra le altre cose, vuol dire che esse possono contare su ricavi sicuri, consistenti per lo più in trasferimenti finanziari dal comune azionista (come nel caso dell’Aamps, che riceve i danari frutto dell’esazione dell’imposta sui rifiuti) o in un mix di finanziamenti pubblici e proventi delle attività caratteristiche (si pensi a una qualsivoglia municipalizzata nel settore dei trasporti pubblici, che guadagna anche dalla vendita di biglietti al pubblico).

Niente rischio di mercato, niente concorrenti, niente rischio di impresa, nessuna ragione al mondo per la quale il bilancio possa chiudere in perdita se all’inizio dell’esercizio il fabbisogno finanziario dell’azienda è stato correttamente preventivato.
E qui sottolineiamo un prezioso concetto di economia aziendale per principianti: in ogni azienda che si rispetti e fatti salvi eventi eccezionali e imprevedibili (tifoni che fanno volare via i camion dell’immondizia, spazzini che si gettano tra le presse della discarica, gente che mette bombe atomiche nel contenitore dell’umido), i costi dell’attività d’impresa sono, in linea di massima, prevedibili.
Pre-ve-di-bi-li.

“Prevedibili” vuol dire che il management (a maggior ragione quello di un’impresa pubblica), con una certa precisione, deve sapere quanto spenderà in corso d’anno e perché, ben prima di farlo. Il comune azionista della municipalizzata, a propria volta, può (anzi deve!) essere in grado di determinare con esattezza e preventivamente quale debba essere l’entità dei trasferimenti finanziari da effettuare verso l’azienda, onde consentirle di operare in pareggio.

Opinando sulla base di questa logica spicciola si deve necessariamente concludere che, in un mondo che funziona correttamente, semplicemente, non esiste la possibilità che una municipalizzata contragga debiti di importo rilevante, giacché essa avrà per tempo previsto il fabbisogno futuro – e lo avrà fatto finanziare dall’azionista pubblico – e dovrà semplicemente astenersi dal sostenere costi ulteriori rispetto a quelli strettamente indispensabili e preventivati.

Tutto ciò premesso, e considerato che l’Aamps ha negli anni contratto ben 42 milioni di debiti con banche e fornitori, dobbiamo chiederci:
1) Erano i costi aziendali della Aamps prevedibili come quelli di tutte le aziende?;
2) Si sono verificati eventi eccezionali tali da generare costi imprevisti di entità rilevante?;

Se le risposte a queste due domande sono quelle dettate dal buon senso, allora le conclusioni del ragionamento che riguarda la vicenda livornese non possono che essere tre:
1) Le giunte comunali livornesi degli anni passati hanno ridotto progressivamente e immotivatamente i trasferimenti pubblici all’Aamps, costringendola a contrarre debiti con fornitori e banche pur di andare avanti;
2) Le giunte comunali livornesi degli anni passati hanno dormito mentre il management dell’Aamps violava sistematicamente i vincoli di bilancio, spendendo e spandendo allegramente e fregandosene delle risorse disponibili;
3) Le giunte comunali livornesi degli anni passati, con la complicità del management dell’Aamps ha utilizzato la municipalizzata come si utilizzano di solito le municipalizzate in Italia, ovvero per assumere gli amici, gli amici degli amici, fare favori, arricchire parenti a carico della comunità.

Ecco, non spetta a me stabilire cosa sia accaduto esattamente, né se Nogarin debba portare l’azienda in concordato o farla semplicemente fallire (per quello bisogna studiare attentamente i bilanci), ma, mettiamola così, alla luce di questo ragionamento posso azzardarmi a individuare almeno uno degli autori del pasticciaccio di Livorno: le giunte comunali livornesi degli anni passati.