Non c’è due senza tre. Questo è il terzo film dedicato al poeta Nicolino Pompa che posto su questo videoblog. Nicolino è un cagnolone adorabile, accendi la videocamera e la sua anima si mette a scodinzolare, le sue parole leccano l’obiettivo, è una festa riprenderlo, sia per lui che per me. A volte ringhia, ma non mi spaventa, gli leggi negli occhi che è un uomo buono, è un randagio dell’affettività. Il suo padrone si chiama libertà, la sua fedeltà si chiama poesia. E la mia videocamera è un tenue guinzaglio, lui lo sa, per questo si concede.

Io sono un filmmaker figlio di papà (anche se papà non c’è più fisicamente) e quando vado in Versilia ancora chiedo a mia madre il bacio della buonanotte prima di coricarmi. Nicolino è l’opposto, un poeta intriso di vita, di peccato e innocenza, con l’odore della strada sulla pelle. Gli opposti si attraggono. Quando vedo Nicolino vedo Roma, come lui stesso mi ha detto: “Roma è un vizio, non te ne liberi più una volta che ci sei stato”. Anche Nicolino è un vizio. Mi piacciono le sue poesie, ma la poesia più bella è Nicolino stesso, egli incarna le sue parole, e con la sua voce profonda crea una dimensione sacra dove si celebra con purezza di suono la santità della perdizione.

Questo film inizia con La casa Sghemba, una sorta di “magazzino emozionale” dove Nicolino vive e convive con i propri fantasmi, ad Ariccia, e poi il film si allunga nella sua Roma, una Roma notturna, fatta di vagabondi, libri abbandonati, trattorie, canzoni rubate ai vicoli, ricordi, e recite di versi scritti con il sangue violento della propria indomabile giovinezza, inesausta giovinezza, ancora in cerca di amore.