La presidenza del Consiglio si appresterebbe ad emettere norme di emergenza tali da spingersi fino all’oscuramento del web e delle comunicazioni telefoniche. E’ quanto riporta oggi il Messaggero.

In realtà leggendo meglio l’articolo sembra che il Presidente del Consiglio abbia voluto aggiornare la direttiva sulla cyber security del 2013, ovvero la norma di grado secondario, approvata l’ultimo giorno di vigenza del governo Monti (senza dunque passare per un dibattito parlamentare), che, fra le altre cose, ha conferito ai nostri servizi segreti il potere di avere accesso ai metadati dei cittadini italianiIlfattoquotidiano.it era stato tra i primi a parlarne.

La norma del 2013 si riferisce principalmente alla protezione statale delle infrastrutture critiche di rilevanza nazionale, tra le quali vi sono senz’altro anche i sistemi informatici di obiettivi sensibili, istituendo un complicato sistema di governance delle emergenze che vede il coinvolgimento dell’Intelligence, ma, anche di altre amministrazioni centrali dello Stato.

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Tra le altre norme del decreto vi è l’articolo 11 che, “previa apposita convenzione”, “obbliga gli operatori di telecomunicazioni e gli internet service provider, ma non solo, anche ad esempio a chi gestisce gli aeroporti, le dighe, i servizi energetici, i trasporti, a dare accesso ai servizi di sicurezza alle proprie banche dati, per finalità non meglio specificate ‘di sicurezza’”.

La Presidenza del Consiglio potrebbe essere tentata di modificare questa norma per agire sulle comunicazioni dei cittadini (o, addirittura su Internet) anche se, la misura appare altamente improbabile. Per adottare misure di emergenza in grado di superare (o limitare) i principi costituzionali, il governo dovrebbe avvalersi o dei poteri previsti in caso di guerra, oppure adottare una decretazione d’urgenza da presentare poi al Parlamento per la conversione, secondo quanto previsto dall’art. 77 della nostra Costituzione. E, appare assolutamente improbabile che l’assemblea parlamentare (ed eventualmente la Corte Costituzionale) possano dare il via libera a norme limitative dei diritti costituzionali.

Molto più realisticamente, sembra che il Presidente del Consiglio abbia deciso di accentrare nella Presidenza del Consiglio l’intero sistema di allerta e prevenzione, al fine di accorciare la lunga catena di comando prevista dal decreto. Va ricordato, infatti, che un attacco terroristico informatico ad una qualsiasi infrastruttura critica, controllata da sistema informatici, avrebbe un effetto devastante. Si pensi ad un attacco con armi batteriologiche compiuto attraverso la manomissione del sistema informatico di acquedotti di una grande città, oppure la manomissione del sistema informatico di un ospedale.

E’ probabile che la Presidenza del Consiglio si riferisca a situazioni del genere e cerchi di accorciare i tempi di reazione dello Stato. Le altre ipotesi, legate ad un possibile controllo della rete, o di possibili oscuramenti generalizzati, non mi sembrano né possibili né praticabili. A meno che, naturalmente, un evento imprevisto o straordinario, possa portare le nostre istituzioni democratiche a fare quello che in 60 anni di vita Repubblicana non è mai successo.