Il golf ha aspettato oltre un secolo per tornare alle Olimpiadi. Lo farà in grande stile, con un torneo sull’erba di Rio de Janeiro con tutti i migliori al mondo ai nastri di partenza. Ma lo farà anche tra le polemiche: sul campo su cui si disputerà il torneo olimpico ci sono molte ombre. Si va dalle accuse di corruzione a quelle di violazione ambientale. Rischia di essere l’ennesimo scandalo dei Giochi 2016, proprio nei giorni in cui in Brasile si consuma un terribile disastro naturale nel Rio Doce. Alla cerimonia inaugurale mancano ormai 250 giorni, meno di un anno. E il comitato organizzatore ha presentato ufficialmente la pista su cui si disputeranno le competizioni maschile e femminile di golf.

Si tratta di una delle gare più attese della 31esima edizione dei Giochi: il golf manca dal 1904, ultima volta in cui la disciplina si disputò alle Olimpiadi (quelle di St.Louis: vinse il canadese George Lyon). Sarà un ritorno importante: al torneo prenderanno parte i primi 60 della classifica mondiale, per un massimo di quattro rappresentanti per nazioni. Quasi certa l’assenza di Tiger Woods, precipitato nel ranking, ma i tifosi potranno ammirare stelle del calibro di Jason Day (l’australiano attuale numero uno del mondo e fresco vincitore del Pga Championship), l’irlandese Rory McIlroy, gli statunitensi Bubba Watson e Jordan Spieth (quest’anno campione di due master). Ci sarà anche l’Italia, sicuramente con Francesco e probabilmente anche con Edoardo Molinari.

E per quello che si annuncia come il “quinto major” dell’anno anche il Comitato dei Giochi ha voluto fare le cose in grande. Forse troppo. Il torneo si disputerà su una pista mozzafiato, 18 buche sparse su oltre 970mila metri quadrati di terreno nella località di Barra da Tijuca, a circa 30 chilometri dalla metropoli. Così bella anche perché situata nel mezzo della riserva naturale di Marapendi. Circostanza che da mesi ha scatenato le proteste degli ambientalisti e più in generale degli abitanti locali. Anche il sindaco ha ammesso che alcune aree sono state spianate per fare spazio alla pista. Dove prima c’erano leoni, ora si trovano delle insidiose buche di sabbia che i golfisti dovranno sapientemente evitare.

“Ma la pista in realtà ha aumentato il numero di piante nell’area”, si è difeso il primo cittadino. Ci sono stati ricorsi e contenziosi legali, tutti respinti. Alla fine la pista è stata fatta. È costata circa 16 milioni di dollari (per lo più fondi privati), nonostante Rio avesse già due campi regolamentari a disposizione. Al termine dei Giochi, diventerà una struttura pubblica e sarà data in concessione ventennale alla Federazione brasiliana di golf. Un bel regalo alla città e al comitato. Alla fine ci guadagneranno tutti: le istituzioni e i privati che l’hanno costruita. Legati dal più concreto degli interessi: i soldi. Il sindaco di Rio Eduardo Paes – indicato anche come possibile candidato futuro alla presidenza per il Movimento democratico (e un curioso passato tra le fila dei Verdi) – è accusato di aver ricevuto donazioni per la sua campagna elettorale dal magnate Pasquale Mauro, finanziatore della pista firmata dall’architetto americano Gil Hanse. Il primo cittadino ha negato (aggiungendo però che “in ogni caso non ci sarebbe nessun conflitto d’interesse”). Ma ormai il dado è tratto. Rio de Janeiro ha una nuova splendida pista da golf in più, e qualche ettaro di riserva naturale in meno.

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