Fiducia dei consumatori alle stelle, secondo l’Istat. L’istituto di statistica rileva infatti che il relativo indice a novembre 2015 è salito a 118,4 da 117,0 del mese precedente. Gli indicatori prodotti, nota l’Istat, risentono solo in minima parte degli attentati di Parigi, in quanto il periodo di rilevazione dei dati è concentrato nei primi 15 giorni. E il dato coincide con il livello più alto mai registrato dall’inizio delle serie storiche oltre 20 anni fa (gennaio 1995).

In particolare aumentano tutte le stime delle componenti del clima di fiducia dei consumatori, con un incremento maggiore per quella economica (a 158,3 da 153,3) e più contenuto per quella personale (a 105,0 da 103,9), per quella corrente (a 111,6 da 109,3) e per quella futura (a 128,0 da 127,2). Migliorano le stime sia dei giudizi sia delle attese sull’attuale situazione economica del Paese (a -20 da -31 e a 31 da 28, i rispettivi saldi). I giudizi sui prezzi nei passati 12 mesi restano al livello di ottobre (a -19). Quanto alle attese sui prezzi nei prossimi 12 mesi, il saldo passa a -20 da -23. Diminuiscono, infine, le attese di disoccupazione (a -8 da -3). Stazionaria, invece, la fiducia delle imprese che resta ai livelli più alti dall’inizio della crisi, a ottobre 2007. Il clima migliora nelle costruzioni e nei servizi di mercato, mentre scende nella manifattura e nel commercio al dettaglio.

“I dati diffusi oggi dall’Istat ci sembrano sovrastimati non solo per l’Italia, ma addirittura per lo stesso stato dei ricchi sceicchi di Abu Dhabi”, commentano Federconsumatore a Adusbef. I cittadini, secondo le due associazioni, “continuano a vivere una situazione drammatica, piena di incertezze e di criticità” a partire dall’elevata disoccupazione. “Ripetere che va tutto bene significa allontanare la necessità di interventi per una vera e duratura ripresa, creando così danni enormi ai cittadini e al Paese intero”, concludono i presidenti delle due associazioni Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, che stanno valutando “un’azione per contrastare la propalazione di dati ingannevoli”.