Dentro una chiesa sconsacrata ha fatto il suo studio di progettazione sospeso sull’altare. Poi ha trasformato la casa del parroco nella vecchia Milano in una town house londinese e c’è andato ad abitare. Adesso il piano terreno ospita la sua prima boutique di oggetti di design, uno spazio alternativo, fuori dal quadrilatero istituzionale della moda. L’ha chiamato ‘Untitled’, senza nome, perché è nata per caso, per divertissment.

Massimiliano Locatelli, il “trasformista”, un architetto al top, è appena arrivato da Bombay, in partenza per New York (ha un studio anche lì), poi per Los Angeles e infine il Montana (“Vorrei essere la sua valigia”, sospiro mentre mi elenca le sue prossime tappe da globetrotter). Si è fermato a casa giusto il tempo di invitare con Nadine d’Archemont gli amici per una colazione al volo. Ma sembra quasi sacrilego pucciare il cornetto in una tazza di infusione di vetro di Murano con polvere di madreperla o affondare il coltello in piatti con finiture di bronzo o di foglie d’oro. Ma la meraviglia è che i pezzi che propone sono tutti “spaiati” (fuori schema, niente più servizi da 6 o da 12) per mescolarli fra di loro. Sullo sfondo una biblioteca in ferro industriale con libri di ricette in cartone riciclato.

Breakfast da Locatelli e dinner da Tiffany. C’est chic, c’est bon, pochi ma solo della migliore jeunesse meneghina, convocati da Max Galletti, spiccato piglio per la comunicazione. Intorno a un tavolo di cristallo, infiocchettato e tirato a lucido da specchiarsi, veniva servito un menù stellato. Perfetta location per Daniele Bokun, brillante imprenditore di capitali De Rothschild, per una brillante conversazione sull’asta a Ginevra: battuto in solo colpo un diamante rosa, dimensioni francobolli, al prezzo di 28,7 milioni di franchi

Luccicava il salone del Club ma non per i suoi stucchi dorati ma per la presenza del gotha della finanza e dell’editoria. Come un mosaico intorno a lei, la glam imprenditrice dell’immobiliare Gabriella Magnoni Dompè, stratega del placement, sedeva al suo tavolo, il più ambito, Francesco Micheli (finanza), Gussali Beretta (imprenditoria), Ernesto Mauri (ad Mondadori) e l’economista Claudio Borghi. Tra una panna cotta al tartufo, un salmone selvaggio e una coda di rospo, si aggirava Eddy, il mago del summit, così soprannominato perché intrattiene i potenti del mondo (l’ultimo a convocarlo è stato Putin). Stupore, fa sparire un anello di una signora che ricompare inserito nel portachiavi di un’altra. Chiede una carta di credito e la fa ritrovare nel portafoglio chiusa in una busta sigillata da ceralacca. Istrionico, disponibile e, soprattutto, a costo zero Fiorello si improvvisa battitore d’asta, sotto la regia di Mariella Boerci a sostegno della Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, per il Progetto RH24, ossia reperibilità telefonica H24 dei medici del reparto di oncologia pediatrica dell’Istituto dei tumori di Milano. Bambini e tumore: due parole che non dovrebbero incontrarsi mai. Invece il cancro è la principale causa di morte, dopo gli incidenti, per i bambini tra 1 e 15 anni.

Nelle stesse ore chiudeva Torino Cinema Festival con Chiara Mancini sfavillante nel suo abito blu Francia (adesso si dice così in omaggio alle vittime francesi) del couturier sardo Paolo Isoni che lasciava intonsi nel camerino i vestiti di Dolce & Gabbana. Niente pizzi e merletti e largo ai giovani talenti.

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