Non solo le responsabilità dei Paesi che non hanno saputo “predisporre credibili strategie” per risparmiare “morti e sofferenza“, ma anche i “gravi errori di calcolo di chi ha sostenuto milizie di vario genere, perdendone spesso il controllo”. Il presidente del Senato Piero Grasso interviene all’assemblea parlamentare della Nato del gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente e mette in fila alcune delle cause dello sviluppo di Isis e gruppi simili. “Per sconfiggere lo Stato Islamico e il terrorismo – dice Grasso – non basterà l’intervento militare ma serviranno almeno tre linee di azione”. Per Grasso si deve “rafforzare il governo in Iraq e mettere fine alla guerra civile in Siria, attraverso un profondo impegno diplomatico” e bisogna “rigettare la logica dello scontro di civiltà” mettendo “in campo contro gli affari illeciti dei terroristi l’armamentario giuridico e operativo sviluppato per colpire la criminalità organizzata transnazionale. In questo senso sarà necessario rafforzare la cooperazione giudiziaria, investigativa ed informativa”. Secondo il presidente del Senato “tutti i nostri Paesi condividono la precisa responsabilità di non avere saputo predisporre credibili strategie e politiche comuni per influire sul corso degli eventi risparmiare morti, sofferenza, crisi economica, instabilità”.

Ma c’è un altro aspetto sul quale Grasso si concentra. “Penso – dichiara – che stabilire un nesso fra la sicurezza dei cittadini e l’arrivo dei profughi sia un errore inaccettabile: i giovani terroristi a Parigi erano purtroppo cittadini europei“. Di contro, secondo la seconda carica dello Stato, “non possiamo mettere in discussione il dovere, morale e giuridico, di accogliere le persone incolpevoli che fuggono da guerre e persecuzioni“. “La nostra comune responsabilità – osserva – è proteggere la vita e la serenità dei cittadini, combattendo la barbarie solo con gli strumenti dello Stato di diritto, della democrazia, del multilateralismo e della diplomazia e proteggendo in ogni circostanza i diritti fondamentali e la libertà di credo di ogni persona, che sia cittadino, residente, ospite, profugo o migrante”.