Il primo blitz dell’inchiesta è datato 12 novembre, un giorno prima degli attentati di Parigi. Il 26 novembre, due settimane dopo, il gip di Trento, Giuseppe Forlenza, ha firmato l’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere nei confronti di dieci presunti terroristi jihadisti attivi a Merano. Secondo il gip, volevano instaurare un califfato al posto del governo eletto del Kurdistan e per farlo avevano progettato attentati terroristici in Europa.. Nel primo blitz, i carabinieri del Ros avevano arrestato 17 appartenenti alla cellula, ‘Rawti Shax‘. Un appartamento funzionava come una vera e propria centrale operativa: venivano organizzati incontri, riunioni e lezioni di jihad. Il 19 novembre, la scarcerazione di sette dei fermati aveva suscitato polemiche: “Non c’erano indizi gravi”, aveva spiegato il procuratore di Trento Giuseppe Amato.

L’ordinanza di oggi ha confermato l’arresto per gli altri altri dieci. Tra loro c’è anche l’iracheno Faraj Ahmad Najmuddin, noto come Mullah Krekar, fondatore nel 2001 del gruppo terroristico Ansar Al-Islam. Nonostante fosse detenuto in Norvegia, ha continuato a rappresentare la guida ideologica e la direzione strategica dell’organizzazione. Tra le decisioni più importanti prese dal gruppo l’alleanza con l’Isis e la partecipazione al conflitto siriano. Rimane in carcere a Trento anche il curdo-iracheno Abdul Rahman Nauroz: secondo l’accusa era il capo della cellula di Merano.

E proprio da quell’appartamento in Alto-Adige sono emerse alcune intercettazioni ambientali poco equivocabili: “E’ buono morire per Allah, qualsiasi cosa io faccia per Allah è come se non avessi fatto abbastanza”. E ancora: “Quando verrò ammazzato i miei figli saranno fieri (…), non avrò pace fino a che non ucciderò qualche ebreo – per poi aggiungere – sarà bello quando Mullah Omar verrà a trovarci tra le montagne”.