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Adesso parlo io.

Adesso mi ascoltate perchè sono io la vittima. Come mi chiamo non ha importanza. Io vivo ad Aleppo, a Damasco, ad Hama, a Homs e in tutte le città della Siria. Non mi importano i discorsi sulla geopolitica che vi permettete di fare nei vostri salotti a Parigi, Roma, Ryad o Mosca. Io devo sopravvivere. La mia sopravvivenza non è legata alla speranza che noi vittime, d’improvviso, veniamo riconosciute come il fulcro della questione, del vostro pensare alla Siria, perché sono consapevole che non sarà mai così. Tutto viene relegato a piani astratti.

Quando la questione siriana si allarga al vostro Paese, qualunque esso sia, tramite un evento che vi fa sentire la Siria più vicina, allora vi preoccupate. Parlate dell’Isis, ne avete paura, dimenticando che siamo noi siriani a essere decapitati. Oltre all’Isis non vedete più nulla. Guardate con i miei occhi le milizie, di qualsiasi estrazione confessionale, sciite, cristiane, sunnite, che massacrano il popolo.

Non guardo più il cielo per osservare le stelle, ma per vedere se c’è un aereo, siriano, russo, francese o americano, che vuole bombardarmi, per “liberarmi” dal fondamentalismo.

Sono stanco, distrutto, dall’idea che le mie aspirazioni di libertà, di dignità e di pari diritti non vengano considerate. Non capite che cerco l’emancipazione dal regime e dal fondamentalismo. Al posto di aiutarmi, di stringermi la mano, continuate a giudicare perchè non conoscete la mia storia. Addirittura, dite che non mi dissocio dall’Isis quando è la mia testa a essere poggiata sul loro ceppo, pronta alla decapitazione.

Oggi parlate dell’aereo russo caduto, ma non conoscete Leymar Al Taani, una bambina uccisa da un bombardamento russo, sabato 22 novembre 2015 a Daara, in Siria, molto lontano dalle postazioni dell’Isis.

E’ vergognoso che la Siria, la mia tragedia, venga utilizzata da alcuni dei vostri partiti politici, nel vostro bell’Occidente, solo per fini elettorali, per alimentare lo scontro.

Ma allora, se non mi volete vedere, dimenticatevi di me, di noi. Così tutto sarebbe più facile e non sarei costretto a constatare l’ipocrisia di un mondo preoccupato dall’interesse e non dalla nostra vita.

Un siriano