Sono state chiuse e rese inaccessibili le stive della “Laura C“, la nave affondata nel 1941 davanti alle cosche calabresi mentre trasportava circa 1500 tonnellate di tritolo. Una quantità di esplosivo di cui, negli anni, si è impossessata anche la ‘ndrangheta. La “Laura C”, infatti, era diventata il supermarket delle cosche. Lo dimostrano alcune inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che nel 2004 ha addirittura sequestrato oltre 300 chili di tritolo alla cosca Iamonte. I sub dei clan si immergevano davanti alla spiaggia di Saline per “prelevare” il tritolo che poi serviva per portare a termine attentati e intimidazioni.

La messa in sicurezza della nave è stata possibile grazie al lavoro del gruppo Comsubin della Marina Militare. A 50 metri di profondità, i sub sono riusciti a sigillare tutti gli ingressi della stiva all’interno della quale si trova ancora gran parte del tritolo trasportato.

Non è stato possibile avere una stima dell’esplosivo rimasto e questo, quindi, nonostante l’importante risultato dei sommozzatori, non consente alla Procura della Repubblica e alla Prefettura di Reggio Calabria di calcolare quanto tritolo sia ancora in possesso della ‘ndrangheta e se le cosche reggine abbiano ne ceduto una parte ad altre organizzazioni criminali.

I dettagli dell’operazione di messa in sicurezza della “Laura C” sono state illustrate stamattina in Prefettura. “È un grande risultato – ha spiegato il prefetto Claudio Sammartino – in termini di eliminazione dei rischi che possono esserci sul territorio e soprattutto della possibilità di prelievo di esplosivo dalla nave”.

“Quel tritolo è servito alla ‘ndrangheta – ha aggiunto il procuratore Federico Cafiero De Raho – per commettere numerosissimi attentati. Ancora oggi i clan posseggono questo esplosivo. Abbiamo trovato tantissime casse svuotate dalla ‘ndrangheta”.
Perché non lo si è fatto prima? “Perché – ha concluso il magistrato – tante cose non sono state fatte prima. Altrimenti la ‘ndrangheta non esisterebbe”  di Lucio Musolino