Come da attese, il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato ha rassegnato le dimissioni, con il conseguente azzeramento dei vertici. Si conclude quindi il mandato dell’amministratore delegato Michele Mario Elia e del presidente Marcello Messori. Il Tesoro, azionista di maggioranza del gruppo di cui lunedì è stata avviata la parziale privatizzazione prevista per il 2016, fa sapere di aver “apprezzato la scelta del management” e di voler “provvedere rapidamente” a nominare i nuovi vertici “chiamati a condurre la società nel processo di valorizzazione avviato formalmente con il Dpcm varato questa settimana dal governo”. Un’assemblea per la nomina del nuovo cda, informa l’azienda in una nota, sarà convocata il prima possibile. 

Elia e Messori sono sempre stati divisi sulle modalità della privatizzazione, con l’ad favorevole alla vendita in blocco di una parte del gruppo e il presidente convinto invece che mettere sul mercato il 40% un senza prima scorporare la rete dei binari, gli immobili e alcune controllate si tradurrebbe in una “svendita. Lo Stato, secondo l’economista, rischia di incassare non più di 4 miliardi conto i 10-11 miliardi di introito potenziale. Non è ancora chiaro come il governo intenda procedere: lunedì il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha detto che l’infrastruttura di rete rimarrà “pubblica” ma il decreto non specifica se la società Rfi, che ha in pancia i binari, sarà effettivamente scorporata.