Il costo dell’estensione del congedo parentale obbligatorio a due giorni è stato sottostimato dal governo. Lo sostengono i tecnici di Camera e Senato nel dossier sulla legge di Stabilità all’esame della commissione Bilancio di Montecitorio. Secondo il documento, infatti, “la valutazione degli oneri risulta inferiore” a quella riferita alla legge che ha previsto il congedo per i padri “che peraltro limitava il beneficio ad un solo giorno di congedo obbligatorio cumulabile con l’astensione della madre”. Alla vecchia norma “erano ascritti infatti oneri annuali valutati in 78 milioni di euro, con riferimento al saldo netto da finanziare, e in 65 milioni di euro, con riferimento al fabbisogno e all’indebitamento netto”.

La relazione tecnica, sottolinea ancora il documento, “non esplicita i parametri utilizzati per la stima degli oneri relativi al raddoppio dei predetti giorni di congedo. Non risulta quindi possibile procedere ad una verifica puntuale. Andrebbe peraltro chiarito se le differenze rispetto alle precedenti stime siano giustificate dai dati di consuntivo relativi all’istituto in esame che, secondo quanto indicato dalla relazione tecnica, registrano un onere complessivo di 11,7 milioni per l’anno 2014″. In tal senso “la stima della Rt relativa alle disposizioni in esame, che indica una previsione di spesa di 24 milioni per la proroga, con un giorno aggiuntivo di congedo obbligatorio, dell’istituto nel 2016 sembrerebbe prudenziale. Con riferimento all’impatto degli oneri attesi sui diversi saldi di finanza pubblica, si prende atto di quanto affermato nella Rt circa un’incidenza della quota di contribuzione figurativa inferiore al 40%, tradizionalmente considerata senza impatto sui saldi di fabbisogno e indebitamento”.

Non solo. Secondo i tecnici “appare opportuno acquisire una valutazione in merito alla sostenibilità, sul piano funzionale ed operativo, delle misure di limitazione del turnover” al 25% nelle Pubbliche amministrazioni, “al fine di escludere eventuali effetti di onerosità indiretta“. Inoltre il calcolo del minor gettito derivante dalle agevolazioni previste dal ddl Stabilità “per il riordino fondiario” sembra fare “esclusivo riferimento all’imposta di registro”. Appare quindi “opportuno” acquisire “chiarimenti volti a precisare se, in ragione delle vigenti disposizioni e dei relativi criteri interpretativi, debbano essere altresì considerati gli effetti connessi alle imposte ipotecarie, catastali e di bollo“. Secondo i tecnici viene conteggiata, ai fini nel minor gettito, solamente l’imposta di registro, “applicando all’ammontare dei trasferimenti l’aliquota del 9%”.

Intanto, riferisce Public Policy, potrebbe non arrivare nemmeno durante l’esame della manovra alla Camera la dote aggiuntiva per i contratti del pubblico impiego. Secondo fonti di governo, infatti, starebbe sfumando l’ipotesi di inserire nella manovra altre risorse per lo sblocco dei contratti statali (che al momento conta 300 milioni di euro per il 2016, di cui 74 milioni per le Forze dell’ordine). A quanto si apprende, nonostante le ipotesi emerse al Senato di una possibile iniezione di liquidità per i rinnovi (si studiava un possibile “raddoppio” delle risorse a disposizione), il governo è intenzionato ad escludere del tutto lo stanziamento. Dunque, i circa 150 milioni di euro a disposizione per le modifiche a Montecitorio quasi sicuramente verranno indirizzati su tre fronti: Sud, Opzione donna e ritocchi per aree vaste (le ex Province). Per quanto riguarda quest’ultime, però, fonti Tesoro precisano che al momento sono previsti una serie di incontri per definire l’intervento. Quindi non è del tutto scontato che arrivino dei soldi in più in favore delle aree vaste; per loro potrebbe arrivare invece “margini di movimento aggiuntivi”.

Altre risorse, condizionate dal via libera della Commissione europea, come annunciato martedì dal premier Matteo Renzi, arriveranno per la sicurezza. A tal proposito il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha sottolineato che “l’Italia non chiede troppo”, ma si attiene alle regole dell’Ue, quindi, può fare ricorso alla clausola di flessibilità per l’emergenza migranti ed inserire all’interno della legge di Stabilità investimenti per circa due miliardi di euro destinandoli a sicurezza e cultura. Il via libera ufficiale di Bruxelles arriverà soltanto in primavera ma il governo, forte del “rispetto di tutte le regole”, è deciso ad andare avanti.