Una “situazione estremamente grave sia da un punto di vista istituzionale sia costituzionale”. Di più: “Non vorrei che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, fosse addirittura costretto a minacciare, come fece Francesco Cossiga, di sciogliere le Camere”. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick (nella foto), commenta così, a ilfattoquotidiano.it, l’ennesima fumata nera del Parlamento per l’elezione dei giudici della Corte costituzionale. Per la quale sarà necessario addirittura ricorrere al ventottesimo scrutinio. Una circostanza che ha fatto infuriare anche i presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama, Laura Boldrini e Piero Grasso, che hanno espresso tutto il loro disappunto in un comunicato congiunto. Ma che non sembra turbare più di tanto gli inquilini delle due Camere. “Mi preoccupa il fatto che da parte di deputati e senatori – aggiunge l’ex ministro della Giustizia del primo governo Prodi – non ci sia una sufficiente consapevolezza dell’importanza di avere un organismo di garanzia legittimato e che funzioni”.

Presidente, si dovrà ricorrere al ventottesimo scrutinio per eleggere i tre giudici della Corte. Non proprio un bel segnale da parte del Parlamento. Cosa ne pensa?
È un fatto che mi preoccupa molto perché in un momento simile il massimo organo di garanzia del Paese non può funzionare a pieno regime. Se per caso uno o due membri dovessero assentarsi anche per un semplice raffreddore, la Consulta smetterebbe di funzionare.

Tutto qui, o c’è dell’altro?
Ci sono anche altri due aspetti che destano altrettanto turbamento. A cominciare dal fatto che questi ritardi alterano l’equilibrio della Corte costituzionale. Un aspetto certamente non secondario visto che nella sua attuale composizione mancano i membri eletti dal Parlamento, secondo quanto espressamente previsto proprio dalla Costituzione.

Qual è il secondo aspetto che la preoccupa?
Mi viene in mente che in passato, di fronte a situazioni simili, il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, minacciò di sciogliere le Camere se il Parlamento non fosse stato in grado di eleggere i giudici costituzionali. Peraltro uno dei suoi compiti essenziali.

Sta dicendo che l’attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella, dovrebbe addirittura pensare allo scioglimento delle Camere?
Non mi auguro certamente il manifestarsi di uno scenario simile. Però credo che non ci sia una sufficiente consapevolezza, da parte degli attuali deputati e senatori, di avere un organismo di garanzia pienamente legittimato e che, soprattutto, funzioni. Non vorrei che alla fine fossimo costretti a rivivere le scene dell’elezione papale del 1268.

Che cosa intende dire?
Per tre anni, dal 1268 al 1271, i cardinali non elessero il successore di Clemente IV. Alla fine, dopo 1006 giorni, a Viterbo il popolo scoperchiò il tetto del Palazzo dei Papi. Non credo che i romani arriveranno a tanto, ma quel che è certo è che ci troviamo di fronte ad una situazione estremamente grave sia da un punto di vista istituzionale sia costituzionale.

La maggioranza, con l’aggiunta di Forza Italia, sembra intenzionata a confermare la terna Barbera-Pitruzzella-Sisto. A questo punto non sarebbe meglio puntare su altre figure?
Il problema non sono i nomi ma il metodo: ci deve essere un maggiore dialogo fra tutte le forze presenti in Parlamento in modo da arrivare, il prima possibile, all’elezione dei tre giudici. Le maggioranze qualificate che eleggono gli organi di garanzia devono essere forti, ma qualcuno non può impedire, con giochi di veto, il raggiungimento di un risultato finale positivo.

Twitter: @GiorgioVelardi